Bloccata a Dubai senza certezze, la vacanza da incubo di una studentessa milanese: “L’Italia? Ci ha abbandonati”

Il fumetto realizzato da Alessandra col compagno nei tempi morti del soggiorno forzato a Dubai descrive chiaramente la loro disavventura

Per approfondire:

Articolo: Romina e Giulio bloccati alle Maldive: “Niente voli per la guerra, non ce ne possiamo andare”Articolo: Il volo con gli studenti bloccati a Dubai atterra a Milano Malpensa, i genitori: “Ci hanno rassicurato, ma è stata dura”Articolo: Paralimpiadi, il caos delle guerre: niente portabandiera. E il Cio alza le mani: “Gli Stati garantiscano la sicurezza degli atleti”

Antonio Tajani ha provato a rassicurare le famiglie: nei prossimi giorni faranno rientro circa 2.500-3000 (solo oggi 1.250) italiani bloccati tra Emirati Arabi e Oman a causa degli attacchi aerei dell’Iran in risposta ai bombardamenti di Usa e Israele. Così ha garantito il ministro degli Esteri ma tra i connazionali “prigionieri” nel Golfo l’incertezza e la preoccupazione montano con il passare delle ore: moltissimi sarebbero quelli esclusi dalla “white list” della Farnesina oppure, in caso contrario, non sanno di essere stati inclusi tra i partenti. La situazione è oggettivamente complicata: il numero di chiamate gestite dall’unità di crisi ha superato quota 14mila. Tante però restano inevase o non sortiscono informazioni chiare, come testimonia Alessandra, 24enne milanese, studentessa di Veterinaria a Valencia, che non sa ancora quando e in che modo potrà rimpatriare da Dubai. Quella che doveva essere una vacanza di relax insieme al fidanzato si sta trasformando in un’estenuante e costosissima attesa, rappresentata da un divertente fumetto realizzato nei tempi morti del soggiorno forzato.

Quando sei partita e quando saresti dovuta rientrare?

“Sono partita il 22 febbraio dall’Aeroporto di Milano Malpensa con la compagnia Royal Jordanian, con uno scalo di circa due ore ad Amman. Sono arrivata la mattina seguente. Il rientro era inizialmente previsto per il 1° marzo, sempre con la stessa compagnia e lo stesso scalo di due ore ad Amman. Sono qui con il mio compagno, anche lui italiano. Il nostro era un viaggio di puro relax, programmato da mesi. Abbiamo trascorso la settimana in tranquillità, senza alcuna avvisaglia di possibili conflitti imminenti. Il giorno prima della partenza, però, i nostri familiari ci hanno avvisati delle prime notizie diffuse in Italia sull’inizio della guerra. In serata, attraverso i social, abbiamo visto video che mostravano il coinvolgimento anche dell’emirato di Dubai, con immagini relative alla zona di Palm Jumeirah. Non abbiamo mai sentito esplosioni, anche perché il nostro hotel si trova vicino al Burj Khalifa”.

Lo skyline di Dubai, dove il traffico automobilistico in questi giorni di guerra è sensibilmente diminuito

Quando e come avete saputo di non poter fare rientro a Milano?

“Intorno a mezzanotte abbiamo ricevuto una e-mail dalla compagnia Royal Jordanian che ci comunicava la cancellazione del volo previsto per le 6.45 del mattino successivo. Il volo è stato riprogrammato inizialmente al 3 marzo con uno scalo ad Amman di 10 ore invece delle due previste, poi ulteriormente spostato a venerdì 6 marzo. Durante la notte abbiamo ricevuto due alert telefonici che invitavano a rimanere al riparo e lontano dalle finestre, e per questo siamo scesi più volte nella hall dell’hotel. Abbiamo dormito solo un paio d’ore. Nei giorni successivi non ci siamo mai allontanati dall’hotel. Dalla finestra abbiamo notato solo una riduzione del traffico, ma l’atmosfera in città è rimasta complessivamente tranquilla”.

Approfondisci:

Gli studenti della Scuola internazionale di Pavia bloccati a Dubai: “Prendiamolo come un workshop formativo”

Come siete entrati in contatto con la Farnesina?

“Il primo contatto con le autorità italiane è avvenuto grazie alla task force annunciata in televisione dal ministro Antonio Tajani, su indicazione dei nostri genitori. Successivamente abbiamo provato a metterci in contatto con il Consolato Italiano a Dubai per avere ulteriori informazioni. Di fatto, però, non ci è stata offerta una soluzione concreta di rientro organizzata dallo Stato. L’unica opzione certa resta la “riprotezione” della compagnia al 6 marzo, ma senza alcuna garanzia legata alla riapertura dello spazio aereo. Ci è stata prospettata un’alternativa: raggiungere l’Oman via terra, con circa sei ore di viaggio al costo di 80 euro a persona, per poi inserirsi in una lista d’attesa per voli a tariffa calmierata tra i 650 e i 700 euro. Tuttavia, non vi era alcuna garanzia di riuscire a partire. In alternativa, acquistando autonomamente un biglietto prima di arrivare in Oman, i prezzi partono da circa 2.500 euro”.

Che farete ora?

“Abbiamo deciso di non affrontare il viaggio via terra senza certezze né durante il tragitto né una volta arrivati, anche perché contemporaneamente veniva raccomandato di rimanere al riparo e in sicurezza. Nel frattempo stiamo sostenendo interamente le spese di vito e alloggio, senza alcuna agevolazione o supporto economico, e con un danno significativo per il mio compagno che è libero professionista. Non sappiamo se riusciremo mai a ottenere rimborsi, nonostante le normative europee prevedano tutele in caso di cancellazione del volo”.

Come fate a restare aggiornati sulla situazione?

“Attualmente non stiamo ricevendo aggiornamenti attivi. Siamo noi a chiamare quotidianamente consolato, ambasciata e Farnesina, ma i numeri forniti sui canali ufficiali spesso non rispondono. L’unico numero operativo è quello della task force, che però non dispone di informazioni aggiornate dal territorio e ci rimanda al consolato, dal quale finora non abbiamo ricevuto risposte concrete”.

Approfondisci:

Luisa Corna bloccata a Dubai: “Abbiamo dovuto lasciare l’hotel. Hanno bombardato tutta la notte, una sensazione bruttissima”

Siete in contatto con altri italiani nelle vostre stesse condizioni?

"Sì, tramite diversi gruppi WhatsApp nati spontaneamente per condividere informazioni e sostenerci a vicenda. Molti si sono spostati autonomamente in Oman o verso Riyadh (Arabia Saudita, ndr), pagando di tasca propria trasferimenti e voli. Nei gruppi il clima è di forte preoccupazione e prevale la sensazione di dover trovare da soli una soluzione per rientrare”.

Un aereo in decollo dall'aeroporto di Dubai

Quale sono le emozioni e gli interrogativi di questo momento, a parte quello di conoscere la data effettiva del rientro?

“Non ho elementi per esprimermi su eventuali disparità di trattamento ma è inevitabile interrogarsi sui criteri di priorità quando ci si trova in una situazione di incertezza e senza risposte chiare.

Inizialmente ho avuto molta paura. Le prime notizie, gli alert ricevuti durante la notte e l’incertezza generale mi hanno fatto temere per la mia incolumità e per la possibilità di non riuscire a tornare a casa. È stato un momento di grande angoscia. Con il passare delle ore, però, mi sono in parte tranquillizzata vedendo con i miei occhi il livello di protezione presente qui. Ho assistito più volte all’intercettazione di missili in cielo da parte del sistema di difesa emiratino, e questo mi ha fatto percepire concretamente l’efficacia delle misure di sicurezza adottate. La città continua a trasmettere ordine e stabilità, e questo oggi mi fa sentire relativamente al sicuro.

Quello che provo, però, è un forte senso di solitudine. Mi sento abbandonata dallo Stato italiano, che finora non ci ha dato indicazioni chiare né una prospettiva certa di rientro. Ho un grande desiderio di tornare a casa, ma vorrei farlo nel modo più sicuro possibile, senza dover scegliere tra rischi, costi elevati e soluzioni improvvisate. Più che paura, oggi quello che sento è smarrimento e il bisogno di sentirmi accompagnata in un momento così delicato”.

WhatsAppFacebookXPrint

© Riproduzione riservata

Tag dell'articolo

Antonio TajaniMinistero degli Esteri


© Il Giorno