Sorpresa negli abissi, è tornata la foca monaca. Da Pavia sono certi: “Registrata la sua voce”

Gli strumenti a 30 metri di profondità hanno realizzato la prima registrazione acustica di un esemplare di foca monaca in Italia

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Pavia, 18 febbraio 2026 – Difficilmente si fa vedere, predilige grotte e spiagge isolate. Ma la foca monaca si è fatta sentire. Per la prima volta, nelle acque dell’Isola di Montecristo, all’interno del Parco nazionale arcipelago toscano, è stata confermata la presenza della foca monaca, una delle specie più rare e protette del Mar Mediterraneo. La straordinaria scoperta scientifica è frutto delle registrazioni acustiche subacquee condotte dal Cibra, il laboratorio di bioacustica marina dell’Università di Pavia, in collaborazione con il reparto carabinieri biodiversità di Follonica e il Parco nazionale arcipelago toscano.

Le attività, iniziate dal compianto Gianni Pavan, professore del dipartimento di scienze della terra e dell’ambiente di Pavia e proseguite dall’attuale docente Claudio Fossati, hanno portato a posizionare un registratore acustico a circa 30 metri di profondità, in prossimità della costa dell’isola di Montecristo. Lo strumento è stato lasciato in mare per più di due mesi. “Le registrazioni sono state analizzate per l’individuazione di segnali acustici legati alla presenza di delfini, in particolare Tursiopi – spiega il professor Fossati –. Un altro registratore è stato posizionato nel 2022 e alcune registrazioni devono ancora essere analizzate alla ricerca di vocalizzazioni di pesci”. Ma durante una prima analisi in vista della preparazione della tesi magistrale in Conservazione della biodiversità, didattica e comunicazione scientifica, Federica Soccio ha intuito che c’erano segnali acustici insoliti.

Le rilevazioni approfondite

Un successivo approfondimento ha permesso di confermare che questi richiami particolari appartenevano alla foca monaca, specie protetta. “Le registrazioni effettuate per 10 minuti ogni ora – dice Federica –. Abbiamo posizionato un registratore in una zona particolarmente tranquilla, nel periodo da metà settembre a metà novembre, che corrisponde al periodo di riproduzione. Sono state 13 le vocalizzazioni anomale trovate, alcune delle quali sott’acqua o dopo la nascita dei cuccioli. Ancora non sappiamo che cosa significhino queste vocalizzazioni. Per il capodoglio e il delfino, ad esempio, sappiamo che usano codici diversi specifici per il gruppo di appartenenza, quasi come degli accenti regionali e che il delfino comunica utilizzando fischi come ’firma’ e una specie di nome”.

“La presenza di questa specie nell’area di Montecristo – precisano dal Parco – riveste anche un forte valore storico e conservazionistico. Proprio la necessità di tutelare la foca monaca fu uno dei motivi che portarono, a fine anni ‘70, il ministero della Marina mercantile a istituire attorno all’isola una zona di tutela biologica. Nonostante ciò, gli avvistamenti nell’Arcipelago Toscano restano rari. Lo studio dell’Università di Pavia rappresenta una conferma di grande rilevanza scientifica”. Nei mesi scorsi un secondo idrofono è stato calato nel mare protetto dell’isola di Capraia, a circa 20-30 metri di profondità, per monitorare la presenza acustica dei cetacei che frequentano il Santuario Pelagos e registrare altri suoni marini, inclusi quelli di origine antropica. Appena il meteo lo permetterà il dispositivo sarà recuperato in modo da acquisire nuovi dati che potrebbero fornire ulteriori conferme sulla presenza della foca monaca nell’area.

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