Volkswagen converte una fabbrica in Sassonia: “Produrrà sistemi di difesa”
Lo stabilimento di Osnabrück, in Bassa Sassonia
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Il logo di Volkswagen sul tetto della fabbrica di Wolfsburg (Ansa)
Le difficoltà di Osnabrück
Il sito produttivo tedesco è da tempo in difficoltà produttive. E dovrebbe cessare l’attività automotive entro la fine del 2027, in base al piano di riduzione dei costi di Volkswagen, concordato nel 2024. Per questo motivo le due aziende - spiega la testata - sarebbero orientate a dar spazio alla produzione di componenti per il sistema di difesa aerea Iron Dome, nota come “cupola di ferro”, del gruppo statale israeliano.
Il progetto salverebbe 2.300 posti di lavoro
La partnership può rappresentare "l’esempio finora più eclatante di come l’industria automobilistica tedesca – scrive Ft – i cui profitti sono crollati per via della crescente concorrenza cinese e della lenta transizione verso i veicoli elettrici, stia cercando alleanze” con il settore difesa.
Le aziende punterebbero a mettere in salvo i 2.300 posti di lavoro presenti nello stabilimento e produrre sistemi per tutti i governi europei che hanno intrapreso una corsa alle spese militari a partire dal conflitto russo-ucraino del 2022. L’obiettivo è trasformare l’impianto in un hub produttivo europeo per parti del sistema antimissile, con possibile sbocco commerciale verso diversi governi del continente.
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Cosa potrebbe produrre l’impianto Volkswagen di Osnabrück?
Il colosso automobilistico tedesco è già operativo nel settore difesa: produce camion militari grazie a una joint venture tra la sua controllata Man e il gruppo tedesco Rheinmetall. Stando ai piani svelati dal Ft, lo stabilimento di Osnabrück arriverebbe a produrre sia alcune componenti dell’Iron Dome - la ‘cupola di ferro’ intercetta soprattutto razzi o proiettili di artiglieria e si compone di radar, sistema di gestione e missili intercettori dalla gittata di 70 chilometri – sia i camion pesanti che trasportano i missili del sistema, i lanciatori e i generatori di energia elettrica. Non produrrebbe, invece, i proiettili.
Un intercettore del sistema israeliano Iron Dome solca il cielo al confine con il Libano (Ansa)
I piani dell’israeliana Rafael
Rafael, peraltro, ha in programma la costruzione di un impianto separato, in Germania, per i missili. L’azienda israeliana già produce missili Spike per l’Europa in Germania, tramite una joint-venture con Rheinmetall e Diehl Defence. E “ha deciso di investire sul territorio tedesco perché Berlino si è dimostrata una delle principali sostenitrici di Tel Aviv in Europa”, afferma un’altra fonte del Ft.
Il favore del governo tedesco
Il progetto, d’altra parte, sembrerebbe godere del sostegno del governo tedesco, attualmente impegnato a valorizzare la capacità produttiva in eccesso dell’industria nazionale e a rafforzare la sicurezza europea. Berlino prevede, infatti, oltre 500 miliardi di euro di spesa per la difesa entro la fine del decennio, con priorità proprio ai sistemi di difesa aerea.
L’avvio della produzione è previsto entro 12 o 18 mesi, a condizione, però, che i lavoratori accettino la transizione alla produzione di armi.
Il solco tracciato da Renault
Volkswagen non sarebbe la prima grande casa automobilistica europea che, fiaccata dalla crisi, guarda al settore militare: dopo le anticipazioni dello scorso anno, a fine gennaio è stato ufficializzato che la francese Renault collaborerà con la connazionale Turgis Gaillard nell’ambito di un piano - fortemente voluto dal governo nazionale - per la progettazione e la produzione di droni militari.
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