Alessandro Gassmann: “Ero un ragazzo molto vivace. Papà mi portò fuori dal caos” |
Alessandro Gassmann nei panni dell'avvocato Guerrieri
Per approfondire:
Articolo: Ryan Gosling: “A scuola faticavo, non mi sono diplomato. Ma quando la prof se ne andò salii sul banco e dissi: O capitano! Mio capitano!”Articolo: Il campione di karate che scalò l'olimpo di Hollywood. Chuck Norris, da santone del tatami a Texas RangerMilano, 23 marzo 2026 – Alessandro Gassmann risponde al telefono da Roma, tra un po’ ha un appuntamento in trattoria con suo figlio Leo. È particolarmente soddisfatto: vince in ascolti in tv su Rai Uno con ‘Guerrieri’, la sua ultima fiction. E anticipa la notizia: "Ci sarà anche la seconda serie, riprenderemo a girare questo autunno". Ma non è tutto. "Ho finito ieri di girare a Torino un piccolo film, un’opera prima di un regista di 28 anni.
Gassmann, attore tra i più importanti, figlio del leggendario Vittorio, non si ferma mai. Oltre 40 anni di carriera fra teatro, cinema, tv. Ha girato 83 film, 31 per la tv, 6 da regista. Ha vinto un David di Donatello, 2 Globi d’Oro, 5 Nastri d’Argento, 3 Ciak d’Oro, due Pellicole d’Oro, 3 Premi Flaiano... ‘Guerrieri - La regola dell’equilibrio’ è la fiction tratta dai romanzi di Gianrico Carofiglio ora in onda su Rai Uno con la regia di Gianluca Maria Tavarelli. I numeri parlano chiaro: una media di 3milioni 500mila spettatori con punte di 3milioni 800 mila.
"È una serie complessa, una scrittura complessa. È fatta molto bene".
Nella fiction lei è l’avvocato Guido Guerrieri, brillante e sempre in bilico tra successo e fragilità. Appassionato di bici e boxe. Tormentato e nostalgico.
"Guido è un uomo separato a cui manca molto sua moglie. Una tematica poco rappresentata. Un uomo non puo’ essere considerato uomo solo se non piange. Anzi, secondo me ha maggiore diritto ad essere chiamato uomo quando dimostra la sua sofferenza e ammette i suoi errori e le sue fragilità".
E le sue di fragilità?
"Io sono una persona che si emoziona facilmente, mi commuovo, piango al cinema. Sono uno che sbaglia molto spesso però chiedo subito scusa. Sempre. Anche con mia moglie e anche quando ho ragione, perchè sbaglio così spesso che a volte chiedo scusa a prescindere".
Oltre 3 milioni 500mila spettatori anche per l’altro suo grande successo: la serie ‘Un professore’, diretta da Alessandro D’Alatri (prima stagione), la seconda affidata ad Alessandro Casale, la terza ad Andrea Rebuzzi. Lei è Dante Balestra, un prof anticonvenzionale di filosofia. E ci sarà anche la quarta serie.
"Si, sono molto contento. Devo moltissimo al personaggio di Dante Balestra per il successo che abbiamo avuto e perchè è un tipo che amo tantissimo e che è amato tantissimo dal pubblico".
Lei ha detto che nel suo percorso scolastico non ha mai avuto l’occasione di incontrare “un Dante Balestra”.
"Ho cambiato sette scuole, scorrazzavo in vespa, giocavo a basket. Ero molto irrequieto".
Un periodo adolescenziale piuttosto ribelle.
"Un ragazzo vivace. A volte al limite del disastro, però ho avuto vicino a me un padre che mi ha aiutato ad uscire da quel momento di caos".
Alessandro Gassmann con il padre Vittorio
Suo padre, il grande Vittorio Gassman, amorevole ma severo, sua madre Juliette Mayniel dolce e comprensiva. Lei come ultimo saluto le ha dedicato la frase: “Non ci sei più ma ci sarai per sempre“. "Era bellissima: un’attrice che aveva anche un grande amore per la terra. Era nata in una famiglia di contadini, ha vissuto poi da intellettuale ma spesso lavorava nei campi, era contadina nell’anima. È stata sempre in campagna, ma non come una signora di città che diceva ai contadini cosa fare. Le cose le faceva lei: zappava anche. Io da bambino lavoravo la terra con lei, passione che mi ha trasmesso. Tanto che mi iscrissi ad Agraria a Perugia, ma mio padre in quel periodo non si fidava di lasciarmi vivere lì da solo e mi richiamò a Roma".
Suo padre sempre molto presente.
"Ricordo, per esempio, quando rientravo a casa da scuola, questo corridoio lungo, buio, scricchiolante e in fondo c’era il suo studio ricoperto di libri, molto scuro. Lui mi chiamava con quel tono di voce solenne: "Alessandro, vieni". Voleva vedere i voti. Era molto rigido, e siccome non brillavo, anzi il contrario, a volte mi puniva: “Stasera non esci”. Lo ringrazierò per sempre per questo. Mi ha addestrato alla vita. Io con mio figlio sono stato un po’ come lui con me".
Cioè?
"Volevo che rispettasse le regole. I figli sono nostra responsabilità. Fino a che non hanno 18 anni sta a noi fare in modo che non siano pericolosi per se stessi e per gli altri. Ci sono dei paletti che non vanno valicati: paletti “larghi”, si intende. Solo che gli impedivo di fare le cose che ritenevo sbagliate, come stare fuori a 15 anni fino alle 2 di notte. Lui ha avuto il telefonino a 16 anni. Io sono stato severo, mia moglie meno".
Sua moglie, Sabrina Knaflitz: siete sposati dal 1998. Ha detto: “Sono un uomo fortunato ma se non avessi lei nella vita non avrebbe senso nulla".
"Sì, lo confermo. Amo la sua intelligenza, il suo umorismo, la sua indipendenza. Noi, pur vivendo insieme da tanti anni continuiamo ad avere una forma di critica personale: ognuno ha le sue idee, non andiamo mica d’accordo su tutto. E questa è la nostra salvezza".
Suo padre ai tempi del fascismo fece togliere una “n” al cognome Gassmann. Poi lei ha ripristinato la “n“ all’anagrafe.
"Storia complessa. Comunque mia nonna Luisa - ebrea - dovette cambiare il cognome Ambron in Ambrosi. Io ho fatto un gesto simbolico aggiungendo di nuovo la “n“ finale come a dire: spero che non si debba mai più arrivare a questo per avere gli stessi diritti".
E tornando a suo padre, è con lui che iniziò la sua carriera: debuttò in ‘Padre e figlio’ a 17 anni. E con lui studiò nella Bottega teatrale di Firenze. Poi arrivò ‘Affabulazione’ di Paolini, ‘Il bagno turco’ di Ozpetek e ‘Caos calmo’ di Moretti... Ma prima ci fu la pubblicità: il profumo Saint Laurent, il tonno, il calendario Pirelli. Poi quello di Max, dove posò nudo.
Gassmann ride.
"A quei tempi me lo potevo permettere. Mi pagavano benissimo, era l’unico motivo per cui accettavo. Cifre molto alte".
Lei è particolarmente attivo sui social, le sue opinioni scatenano talvolta polemiche.
"Scrivo quello che penso. Non volendo mai offendere nessuno. Se poi chi non la pensa come me passa all’insulto non rispondo. Ai ragazzi comunque dico: "Non abbiate paura dei giudizi, portate avanti le vostre idee".
E I’intelligenza artificiale?
"Spero che non finisca in cattive mani. Un po’ come i social: possono diventare mostruosi. Gestiti in maniera intelligente invece possono essere fantastici".
Lei è social e anche “sociale”? Com’è la sua vita nel privato? Ama frequentare gente? "Sono casalingo, sto con mia moglie. La sera non esco, qualche volta vado al ristorante, ho pochi amici. E nessuno di loro fa l’attore".
E amiche?
"Lego con le donne come fossi una donna anch’io. Ho un lato femminile molto sviluppato".
Dal 2014 è impegnato con l’Unhcr, una costola delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati.
"Lo sono ancora, visto quello che succede intorno a noi...".
La sua paura più grande?
"La guerra".
E il desiderio?
"Avere un pezzo di terra da coltivare. Vorrei fare questo nella terza parte della mia vita che a breve arriverà".
Il film che avrebbe voluto girare? "Tanti, ma essendo freschi di Oscar dico ‘Una battaglia dopo l’altra’. Il ruolo di Benicio del Toro lo avrei interpretato volentieri".
Colleghi che ammira.
"Mi piacciono molto Alessandro Borghi ed Elio Germano".
Aveva detto all’inizio dell’intervista che lei è uno che si commuove. Il film che lo ha commosso?
"Dopo quelli di mio padre, il film che mi ha fatto piangere è “I ponti di Madison County”. Meryl Streep è un’attrice superiore. E poi perchè è la storia dei rimpianti, del tempo che passa".
Lei ha rimpianti?
"Si. Nella carriera ad esempio non ho mai fatto il passo più lungo della gamba. Forse in alcuni casi avrei dovuto. Lavoro sempre, molte occasioni le ho perse perchè ero già occupato. Non riesco a pensare di stare 6-7 mesi fermo ad aspettare una proposta. E quante ne ho perse di bellissime, così facendo".
Il suo più grande rimpianto?
"Non aver avuto un rapporto “più da vicino” con mia madre. Gli ultimi anni della sua vita li ha vissuti in Messico e ci vedevamo poco".
Bravissimo attore, marito, padre. Un vizio?
"Mi piace il vino, sono un bevitore: non alcolista, intendiamoci. Ma non fumo più da tanto: mio figlio mi vuole in salute il più a lungo possibile. Non sono fissato con l’alimentazione però vado in palestra, cammino, corro, nuoto e d’inverno faccio sci di fondo".
C’è una cosa che non ha mai detto a nessuno?
Pausa, Gassmann ci pensa e ci ripensa. "Beh, da ragazzino - durante quel periodo difficile di cui abbiamo parlato prima - “collezionavo“ stemmi delle auto. Con un mio amico cretino quanto me".
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