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Milano tossica, il consumo di droghe l’incubo Fentanyl: “Ormai è raro il consumo puro si cerca lo sballo con ogni mezzo”

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15.02.2026

Il crack (cocaina mista a bicarbonato di sodio o ammoniaca e acqua, in cristalli) distrugge polmoni, cuore e cervello

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Milano, 15 febbraio 2026 – ”A Milano negli ultimi 12 mesi ci sono stati cinque morti per overdose. Se si arrivasse allo stesso tasso di mortalità che si è raggiunto in America (dove si sono diffusi a macchia d’olio nuovi oppioidi come il Fentanyl, ndr) i morti sarebbero stati 300”. Emanuele Bignamini, consulente scientifico dell’Istituto europeo delle dipendenze, invita a riflettere sulla pericolosità delle nuove sostanze stupefacenti.

Bignamini, perché il Fentanyl fa così paura?

“Si tratta di un oppioide sintetico estremamente potente. Il meccanismo d’azione è lo stesso dell’eroina, ma induce una dipendenza molto più feroce e una “fame” della sostanza difficile da gestire. È la sua efficienza biochimica a renderlo così letale e terrificante nel quadro delle tossicodipendenze moderne”.

Rappresenta una minaccia concreta anche da noi?

“In Italia i casi sono ancora pochi. Abbiamo però, storicamente, un approccio diverso rispetto a quello statunitense. La nostra cultura sanitaria punta sulla cura e sulla prevenzione, mentre negli Usa è prevalsa la repressione e un sistema assicurativo che spesso non copre l’assistenza ai tossicodipendenti”.

Nel concreto, questo cosa cambia nell’approccio al trattamento?

“Una differenza fondamentale è l’uso del Narcan: in Italia lo distribuiamo gratuitamente ai pazienti come farmaco salvavita. Negli Stati Uniti stanno iniziando solo ora, superando resistenze ideologiche che anteponevano la lotta alla droga alla protezione della vita”.

Ma anche in Italia ci sono molte criticità…

“Certo, a partire dal depotenziamento dei Serd, i Servizi per le dipendenze. Dopo un buono sviluppo fino al 2010, sono stati progressivamente svuotati. La crisi del Servizio sanitario nazionale ha colpito duramente questo settore perché considerato “meno prestigioso” di una chirurgia o di un pronto soccorso. Se un medico ha 500 o più pazienti può vederne uno ogni 10 settimane. Ma un tossicodipendente ha bisogno di un monitoraggio settimanale. Senza risorse, il sistema crolla”.

L’istituto sta organizzando un corso di formazione dedicato alle nuove sostanze psicoattive rivolto ai sanitari. Quali sono le principali dipendenze che state affrontando oggi?

“Attualmente registriamo un’alta incidenza di alcolismo e dipendenza da cocaina, affiancate da numerose dipendenze comportamentali: sesso, pornografia e gioco d’azzardo. L’evoluzione più significativa riguarda la modalità di assunzione e il policonsumo: l’assunzione di sostanze per via endovenosa è quasi scomparsa, ma è molto diffusa la via inalatoria, in particolar modo il fumo di crack”.

Quando parla di policonsumo intende un mix di sostanze?

“Raramente esiste una dipendenza “pura”; spesso si incrociano sostanze diverse e comportamenti compulsivi. Il consumatore moderno non è più affezionato a una specifica sostanza (come accadeva con l’eroina), ma cerca lo “sballo” immediato, indipendentemente dal mezzo”.

Queste dinamiche riguardano una fascia d’età specifica?

“Le dipendenze sono trasversali, con sfumature diverse. Tra gli adulti, di solito, prevalgono alcol, gioco d’azzardo e, in parte, cannabis. I giovani sono invece più aperti alle nuove sostanze psicoattive, come ecstasy, ketamina e stimolanti sintetici”.

Ma come si cade nella dipendenza?

“La droga va vista come una merce perfetta: è economica (una dose di cocaina costa ormai 10-15 euro) e diffusa. Non si resta “agganciati” per vizio, ma per come è fatto il nostro cervello. Le sostanze mimano i circuiti cerebrali dell’affettività e del benessere. La droga “sequestra” questi meccanismi e blocca la parte cognitiva superiore. Il tossicodipendente è come chi vive una dipendenza affettiva tossica: sa che l’altro gli fa male, ma non può farne a meno”.

“Serve un approccio combinato. Farmaci per stabilizzare l’umore (anche se non abbiamo ancora il “farmaco magico” contro il desiderio) e percorsi psicoterapeutici per ricostruire un senso di valore nella vita del paziente anche senza la sostanza”.   

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