Davide Bendotti, le curve della vita e sulla neve: “Lo sci e il tifo di casa, tutto è possibile” |
Davide Bendotti, 32 anni: parteciperà alle gare paralimpiche di sci alpino
Per approfondire:
Articolo: Paralimpiadi Milano Cortina, è conto alla rovescia. Dal 6 marzo 79 eventi, 665 atleti da 50 Paesi diversiArticolo: La Fiamma delle Paralimpiadi arriva a Milano, l’accensione del braciere in piazza DuomoBergamo – “Ogni curva sulla neve racconta una storia di passione e sacrifici. L’adrenalina, le emozioni e il duro lavoro si fondono in un viaggio unico. Essere un atleta di sci significa affrontare sfide, superare ostacoli e vivere intensamente ogni momento”. Così scrive sulla sua pagina social Davide Bendotti, 32 anni compiuti pochi giorni fa. Per lui, originario di Colere (Bergamo), e per la terza volta alle Paralimpiadi, lo sport non è solo passione ma un ritorno alla vita dopo l’incidente motociclistico del 22 luglio 2011 a seguito del quale ha subìto l’amputazione della gamba sinistra. La neve fa parte del suo Dna e dopo il 12° posto in Corea nel 2018 continua a esibirsi in tutte le specialità dello sci alpino.
Davide, questa volta c’è qualcosa di ancor più emozionante: si gareggia sulle piste di casa...
“Ci ho pensato spesso in questi anni: l’idea di tagliare il traguardo e sentire il pubblico italiano esultare mi lascia senza fiato”
Avverte la tensione nell’attesa?
“Gareggiare in casa e sentire i nostri tifosi è diverso. Ci sarà maggiore pressione, ma di conseguenza anche le motivazioni saranno differenti. Perché se aumenta la pressione, aumenta anche lo stimolo a dare il massimo. E le 30 medaglie olimpiche ci danno una carica maggiore”.
Come si è preparato negli anni?
“Allenandomi tantissimo, fermandomi solo nel mese di maggio. Una preparazione fisica ma anche mentale, dove nulla viene trascurato. Le mie settimane sono un concentrato di allenamenti: palestra, corsa, nuoto, bici e lunghe camminate in montagna, seguite da un lavoro tecnico sulla neve”.
Un impegno non solo fisico...
“Vero. Negli anni ho lavorato anche con una psicologa dello sport. Per avere la condizione migliore occorrono equilibrio mentale e concentrazione. A volte capita di fare errori o di cadere e questo può condizionare noi atleti, perché c’è bisogno di tempo per tornare a certi livelli. Al contrario, quando in due o tre gare consecutive raggiungi gli obiettivi, il periodo successivo è più semplice”.
Lei è arrivato allo sci paralimpico dopo un periodo terribile...
“Ho avuto un incidente 15 anni fa, persi una gampa ma anche un mio caro amico. Dopo mesi di ospedale e riabilitazione ho voluto ripartire dallo sport, prima il nuoto e poi lo sci”
Cosa fece scattare la scintilla?
“Un incontro casuale. Mia madre vide un uomo con la mia stessa amputazione che sciava con sua figlia. Era Luca Carrara, ex atleta paralimpico. Si avvicinò, gli raccontò la mia storia; così venne a casa nostra, ci parlammo e da lì è iniziato tutto. Vivendo in un piccolo paese di montagna, ci sono diversi comprensori sciistici a pochi chilometri. Già prima dell’incidente ero un appassionato, anche con la disabilità mi sono trovato a mio agio e mi dissero subito che avevo del potenziale. Nel 2014 i primi Campionati Italiani e, subito dopo, la convocazione in Nazionale. Poi, PyeongChang 2018 e Beijing 2022”
La sua Olimpiade, quella del coraggio, l’ha già vinta.
“Ricordo l’emozione mentre salivo in cabinovia prima della gara olimpica, piansi ripensando a tutto quello che avevo vissuto dal 2011 in poi. Ecco perché Milano-Cortina 2026 per me è qualcosa di speciale che non vedo l’ora di vivere”.
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