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Sanità, Guido Bertolaso rassicura ma con tanti “a oggi”. Dalla rinuncia coatta a 200 milioni all’ipotesi buco nei conti: la relazione

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11.03.2026

L’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso

Per approfondire:

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Milano – Quello che colpisce della relazione di Guido Bertolaso in Consiglio regionale è l’uso ripetuto di locuzioni avverbiali di tempo, tra le quali "ad oggi". Sì, ieri l’assessore regionale al Welfare ha finalmente deciso di dire la sua sull’eventualità che la sanità lombarda possa presto trovarsi a misurarsi con uno scoperto di 1,6 miliardi di euro, come riportato su queste pagine nei giorni scorsi sulla base di fonti qualificate.

Una scelta non spontanea, quella di Bertolaso: a chiedergli di riferire in Aula sono stati prima Pierfrancesco Majorino e poi Nicola Di Marco, nell’ordine capigruppo di Pd e Movimento 5 Stelle. Da qui la relazione di Bertolaso, durata 15 minuti, scandita da slide con numeri per sua ammissione non nuovi e conclusa senza applausi dalla maggioranza.

La rassicurazione

"Voglio rassicurare tutti che la situazione dei conti del sistema sanitario regionale non solo è costantemente monitorata ma allo stato attuale è assolutamente sotto controllo": così ha esordito l’assessore. "La Lombardia è una delle poche Regioni ad avere i conti della sanità in ordine. Non più tardi di ieri (lunedì, ndr) abbiamo approvato i bilanci delle Asst e delle Ats, tutti in pareggio. Questo anno è appena iniziato, quindi andare a dire che abbiamo problemi di deficit sul 2026 mi pare quantomeno prematuro".

I costi del personale

Nei giorni scorsi si era riportato che una parte consistente di quei 1,6 miliardi di euro di possibile scoperto era riconducibile a un aumento delle spese sostenute dalla Regione per il personale della sanità, tra rinnovo dei contratti e nuove assunzioni. In particolare si era riportata la cifra di 900 milioni. "Ad oggi – ha dichiarato Bertolaso – gli elementi che possono essere considerati sufficientemente consolidati riguardano alcune dinamiche di incremento di spesa, che sono sicuramente rilevanti: i rinnovi contrattuali del personale, la spesa farmaceutica e i costi connessi alla piena attivazione di tutti i servizi, ivi compresi case di comunità, ospedali di comunità, quei servizi previsti dal PNRR per i quali erano finanziate le opere e non le risorse umane per farle funzionare".

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Come riportato in una slide, "l’impatto complessivo di aumento di spesa per effetti nazionali vale 990 milioni di euro" con un incremento trasversale di più voci: personale, spesa farmaceutica e spesa per beni e servizi. Per contro, ha rassicurato Bertolaso, "sul versante del finanziamento, la stima di incremento del riparto del Fondo indistinto (della sanità ndr) assegna alla Lombardia, per l’anno in corso, 1 miliardo 74 milioni": gli incrementi sarebbero coperti.

L’aumento delle tariffe

L’aumento delle tariffe. Meno esaustivo, Bertolaso, sulla copertura dell’altra macrovoce che comporrebbe l’eventuale scoperto: quella relativa al rimborso delle tariffe maggiorate di alcune prestazioni sanitarie. Maggiorazioni varate dalla Lombardia per incoraggiare il privato accreditato a garantirle. Il conto ammonterebbe a 700 milioni, abbastanza per innescare un tema di coperture. In questo caso si può ricorrere ai soldi del fondo sanitario nazionale o occorre usare risorse regionali? Senza contare, poi, le obiezioni sollevate dalle Regioni (del Sud) che subiscono il fenomeno della mobilità sanitaria, quelle i cui residenti scelgono di farsi curare in Lombardia. Ma è proprio la Regione di residenza del paziente a dover pagare. E spesso si trova a pagare alla Lombardia tariffe più alte rispetto a quelle in vigore entro i propri confini.

"Il tema delle tariffe è stato affrontato – ha fatto sapere l’assessore –. Abbiamo introdotto correttivi per ridurre il differenziale tra quanto viene riconosciuto a livello nazionale e quanto sostenuto dal sistema lombardo, sempre garantendo il pareggio. Sono 135mila gli italiani che vengono a curarsi da fuori regione, come se ogni anno una città come Ferrara si trasferisse in Lombardia. Poi le strutture sanitarie di altre regioni possono pure avanzare obiezioni sull’eventuale compensazione economica dei costi che la Lombardia affronta, ma garantiamo assistenza a tutti. Noi possiamo aumentare le tariffe perché siamo in pareggio di Bilancio. Del resto, le tariffe ridicole che erano previste dal Nomenclatore avrebbero comportato problemi sulle liste d’attesa perché tutti si sarebbero rifiutati di fare prestazioni a quelle tariffe". Alla domanda se su questo punto sia in corso una negoziazione col Governo su chi debba coprire la somma, Bertolaso risponde: "No, nessuna fino a quando – ecco la precisazione – noi saremo in pareggio di Bilancio. Lo dice la legge. Sono soldi del Fondo sanitario nazionale, non è che uso soldi regionali".

I pericoli sul riparto

"È in corso un confronto sui criteri di riparto. Alcune regioni del centrosud (Abruzzo, di Molise, Umbria, Basilicata, Calabria, Sardegna ndr) hanno chiesto di rivedere la quota del Fondo indistinto. Si sta discutendo, i presidenti delle Regioni hanno deciso di istituire una commissione di docenti universitari che dovrà fare una proposta di revisione, ma i nuovi criteri devono essere approvati da tutti i presidenti di Regione, all’unanimità, quindi se dovessero esserci riduzioni della quota della Lombardia si aprirà una discussione". Nel dettaglio, le Regioni già menzionate chiedono criteri che, a differenza degli attuali, non penalizzino le regioni a bassa densità demografica e i cui residenti vanno a farsi curare altrove. Capofila di questa battaglia è Marco Marsilio, presidente della Regione Abruzzo, di Fratelli d’Italia. Una battaglia che, fa sapere Bertolaso a domanda diretta, "potrebbe voler dire meno soldi per la Lombardia e che mi amareggia perché significa che questa equità e solidarietà tra regioni viene messa in discussione, mentre io non ho mai visto tanta disponibilità da parte della Lombardia ad accogliere pazienti e richieste di altre regioni".

I 200 milioni persi

"Segnalo che i fondi destinati alla Lombardia sono già stati decurtati di circa 120 milioni di euro a causa del payback farmaceutico, che abbiamo contestato nel metodo. Alcune Regioni hanno sostenuto che questi 120 milioni a noi destinati fossero troppi. E in aggiunta ogni anno lasciamo sul tavolo almeno 30 milioni per aiutare le Regioni che non riescono a pareggiare il bilancio". In sintesi, "abbiamo rinunciato a circa 200 milioni, ma questo non ci manda in deficit". Infine, la differenza di interpretazione tra la Regione e la Ragioneria dello Stato su una voce da 250 milioni: ammortamenti di investimenti per Palazzo Lombardia, spese per lo Stato. "La Lombardia è sempre stata criticata perché sembrava che accantonasse poste economiche senza investirle, adesso che stiamo utilizzando tutte le poste a disposizione per gli investimenti, qualcuno vuol dire che spendiamo troppo?".

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