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Con un distacco di 16 punti: a Milano straripa il “no”, ma il Municipio 1 segue il centrodestra. Ecco com’è andata negli altri /

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La festa del fronte del “no” ieri pomeriggio in piazza Duomo, a risultati accertati

Per approfondire:

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Milano, 24 marzo 2026 – Milano è in scia. Con una sola eccezione: quella del Municipio 1, quella del centro storico. In città l’esito del referendum è inequivocabile: il “no” prevale largamente, come a livello nazzionale. Ma il distacco sotto la Madonnina è ben più largo è di oltre 16 punti percentuali. Nel dettaglio, a votare contro la riforma della giustizia varata dal Governo di Giorgia Meloni è stato il 58,3% dell’elettorato, a votare a favore solo il 41,7%.

Eppure, proprio a Milano, nelle fila del “no”, qualche preoccupazione in più aveva ragione d’essere se si considera che importanti esponenti del fronte progressista nei giorni scorsi si erano apertamente schierati per il “sì”, a partire da Giuliano Pisapia, il sindaco che nel 2011 riportò la sinistra a Palazzo Marino dopo 15 anni di governo ininterrotto del centrodestra. 

Festeggiamenti in piazza Duomo con le bandiere del Pd e della Cgil

Il voto nei Municipi 2, 3, 4, 5 e 6 

Il voto è omogeneo di Municipio in Municipio: la riforma della giustizia viene bocciata quasi ovunque con percentuali che si somigliano parecchio. Il “no” si afferma nel Municipio 2 con il 60,2% delle preferenze, nel Municipio 3 con il 61,1%, nel Municipio 4 col 58,8%, nel Municipio 5 con il 59,7%, mentre nel Municipio 6, a votare contro la separazione delle carriere e lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura è stato il 60,5% degli aventi diritto. 

In piazza Duomo a Milano come in piazza del Popolo a Roma militanti e simpatizzanti del centrosinistra hanno festeggiato il risultato

Il voto nei  Municipi 7, 8 e 9 

Nel Municipio 7 il “no” si è affermato con la percentuale di voti più bassa: 56% a fronte del 43,9% dell’elettorato che ha invece votato per il “sì”, per confermare la riforma. Informa i Municipi 8 e 9, dove il “no” ha riscosso, nell’ordine, il 57,1% e il 60,1% delle preferenze. Il messaggio recapitato da Milano alle coalizione parrebbe chiaro: in vista delle prossime Comunali, in agenda nel 2027, segnali incoraggianti per il centrosinistra e un po’ meno incoraggianti per Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia e tutto il centrodestra. Perché, che piaccia o no, giusto o no, è un dato di fatto che il quesito referendario e il dibattito su di esso siano stato politicizzati. 

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La sorpresa del Municipio 1 

Tutt’altro lo scenario nel Municipio 1, quello del centro storico, quello nel quale è in vigore Area C, per intendersi. Qui hanno prevalso le ragioni del “”: a favore della riforma della giustizia si è infatti pronunciato il 51,1% dei votanti, mentre i contrari sono stati il 48,9% di coloro che sono andati alle urne. Un dato in controtendenza, perché in occasione delle ultime tornate elettorali il Municipio 1 ha sempre seguito le indicazioni di voto della coalizione di centrosinistra al governo della città.

Volti sorridenti e soddisfatti ai piedi della cattedrale

Per il resto, vale la pena sottolineare come il voto lombardo sia stato opposto a quello nazionale e, quindi, a quello milanese: ad affermarsi, in Lombardia, è stato il “sì” alla riforma della giustizia. Si è quindi nuovamente proposta la distinzione tra almeno due Lombardie: la Lombardia delle città, dei centri urbani, e la Lombardia che vive al di fuori degli stessi. Per ogni Lombardia una sensibilità diversa. In sintesi, insieme a Milano, hanno votato contro la riforma altri sette capoluoghi di provincia: Mantova, Bergamo, Brescia, Como, Pavia, Monza e, sebbene di pochissimo, pure Lodi. 

Il voto dei giovani ha fatto la differenza

Il dato sull’affluenza  

Oltre le aspettative il dato dell’affluenza: è andato alle urne il 65,14% degli aventi diritto, una percentuale parecchio superiore a quella delle ultime elezioni Comunali, tenutesi nel 2021, quando andò a votare appena il 47,7% degli elettori, e delle ultime Regionali, tenutesi nel 2023, quando l’affluenza in città e in Lombardia precipitò al 41,1%. Questa volta l’alta affluenza ha rappresentato un dato generale: in Lombardia è andato alle urne il 63,76% degli aventi diritto. E tra le città lombarde c’è chi ha fatto meglio di Milano. A trainare l’affluenza sono state, infatti, Bergamo, dove si è espresso il 68,8% degli aventi diritto, Brescia, dove si è espresso il 67,36% degli aventi diritto, e Monza, dove è andato alle urne il 67,2% dell’elettorato. 

Lecco, Lodi e Pavia 

Ma meglio di Milano hanno fatto anche Lecco (66,65% di affluenza), Lodi (66,51%) e Pavia (66,46%). Infine, quanto all’analisi dei dati elettorali, secondo Alessandro Amadori, docente di Comunicazione Politica all’Università Cattolica di Milano e Direttore Scientifico di Yoodata, “probabilmente una parte di elettori potenzialmente per il sì, quindi, diciamo di centrodestra, è andata effettivamente a votare, ma ha scelto il no. Il messaggio del centrodestra non è passato efficacemente, una parte del suo elettorato non è stata convinta. Un segnale interessante, da tenere presente per le prossime elezioni Politiche”.

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