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Elia Del Grande, fuga terminata. Parla il direttore della Caritas di Alba: “Tradendo la mia fiducia si è fatto solo del male”

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09.04.2026

A sinistra Elia Del Grande, tornato in carcere dopo la fuga. A destra Don Domenico De Giorgis

Per approfondire:

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Cadrezzate con Osmate (Varese), 9 aprile 2026 – “Il problema non è quello che ha fatto a me, ma quello che ha fatto a se stesso”. Il tono dolce non riesce a mascherare il dolore per quello che considera un tradimento, il tradimento della piena fiducia che gli aveva accordato. Don Domenico De Giorgis è il direttore della Caritas diocesana di Alba dove, il giorno di Pasqua, Elia Del Grande aveva vissuto la sua prima e ultima giornata di volontariato.

Approfondisci:

La compagna, il tassista, la conoscente: chi ha aiutato Elia Del Grande nella sua latitanza a Cadrezzate?

Don De Giorgis, qual è il dolore più grande di questa storia?

“Il dolore per la fiducia tradita è stato lancinante. Ma quello che mi dispiace ancora di più è che Elia Del Grande non si sia dato la possibilità di essere davvero quello che, a parole, diceva di essere. Il dolore più grande è per quello che ha fatto a se stesso”.

Cosa le aveva fatto credere, in tutti questi mesi, di essere davanti a una persona diversa?

“Sembrava pronto a riscattarsi. Dalle sue parole mi sembrava che emergesse la volontà di dare una svolta. Invece no. Tanto fumo”.

Quando si è reso conto che non si trattava di un allontanamento momentaneo ma di una fuga?

“Nei primi momenti ero convinto che sarebbe tornato. Pensavo che la sua fosse una leggerezza per stare con quella donna e con la bambina. Si vedeva che si conoscevano che c’era confidenza”.

Che percorso avrebbe seguito Del Grande se fosse rimasto?

“Era la sua prima domenica di volontariato. Poi avrebbe iniziato da noi, alla Caritas. Si sarebbe preso cura del dormitorio”.

E invece?

“Invece ha buttato via tutto per niente”.

Elia Del Grande ha massacrato la sua famiglia a Cadrezzate

Amarissima, dolorosa domenica di Pasqua per don Domenico dopo che nelle prime ore si era vissuto un clima semplice, quasi familiare. Erano in settantasette, fra ospiti e volontari, attorno alla tavola del pranzo alla Caritas. Del Grande serviva al tavolo. A pranzo terminato, alla mensa si presentano la signora e la bambina. Chiedono di parlare con Del Grande. Don Domenico acconsente, si raccomanda che non lascino l’area. Alle 17.30 un messaggio da un numero sconosciuto illumina il display del cellulare del prete: “Ciao Domenico, stai tranquillo, torno alle 19”. Solo dopo le 19 e dopo aver provato inutilmente a contattare quel numero, realizza quello che è accaduto.

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