Lite sulle concessioni idroelettriche: arriva il no alle proroghe per i grandi produttori. “Si proceda con gare trasparenti” |
Arriva il no alle proroghe per i grandi produttori sulle concessioni idroelettriche
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La dichiarazione di protesta
“Nonostante il passaggio delle competenze alle Regioni nel 2019, la transizione verso gare trasparenti e competitive è paralizzata – dicono dal Comitato –. Il Governo continua a esitare, giustificando il blocco con la mancanza di reciprocità con gli altri Paesi UE. Ma questa situazione di stallo favorisce solo i gestori uscenti, che continuano a sfruttare le risorse idriche con impianti spesso obsoleti e ristorni non aggiornati al valore di mercato dell’energia. La ventilata proposta lombarda: una “mancia“ in cambio del territorio! Osserviamo con allarme l’ipotesi di una proposta che prevederebbe proroghe delle concessioni in cambio della cessione del 15% di energia a prezzo agevolato, per aziende energivore di fuori provincia. Siamo di fronte a un baratto inaccettabile, Il 15% di energia scontata è una goccia nel mare rispetto ai profitti miliardari generati dalle nostre acque e non risolve i problemi strutturali delle montagne. Scambiare il futuro del territorio con uno sconto in bolletta, solo per pochi industriali, significa rinunciare a investimenti su sicurezza idrogeologica, tutela ambientale/territoriale e occupazione locale”.
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Risorse per servizi essenziali
Il rinnovo delle concessioni non deve essere vissuto come un adempimento burocratico, ma come una grande opportunità di riscatto per la montagna. “Si proceda con gare trasparenti meglio se con gestione a maggioranza pubblica. Solo il confronto competitivo può garantire i massimi investimenti per l’ammodernamento degli impianti e la riduzione dell’impatto ambientale. I nuovi disciplinari di concessione devono prevedere obblighi ferrei per la manutenzione degli alvei e dell’ambiente e del territorio, la tutela dei deflussi ecologici e la creazione di posti di lavoro diretti nelle valli. Le risorse devono servire a finanziare servizi essenziali (scuole, trasporti, sanità), non a tappare i buchi dei bilanci regionali o provinciali”.
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