Pamela Genini, eseguita l’autopsia per capire chi ha profanato il corpo. E c’è il mistero del velo lasciato nel loculo

A sinistra Pamela Genini, a destra il suo loculo, che è stato profanato insieme al corpo a marzo

Per approfondire:

Articolo: Pamela Genini, 90 giorni per capire chi ha profanato il corpo. Caccia ai colpevoli: la Procura segue tre piste diverseArticolo: Pamela Genini e l’orrore al cimitero, la Procura chiede risposte ai peritiArticolo: Pamela Genini e la tomba profanata, la versione dell’ex fidanzato Francesco Dolci: “Vittima di criminali internazionali”

Ricevi le notizie de Il Giorno su Google

Seguici

Bergamo, 8 aprile 2026 – Chi ha portato via la testa di Pamela Genini? È per cercare di dare una risposta a questo macabro mistero che oggi si è svolta l’autopsia sul corpo decapitato della ragazza di 29 anni di Strozza uccisa il 15 ottobre scorso, a Milano, dal compagno Gianluca Soncin. L’esame si è tenuto oggi pomeriggio intorno 15, alla camera mortuaria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ed è durato fino al tardo pomeriggio. I medici sono usciti dopo circa tre ore evitando la stampa.

La Procura ha affidato l’incarico ai periti Matteo Marchesi (Papa Giovanni XXIII) e Marco Cummaudo (dello staff di Cristina Cattaneo del Labanof). Assieme a loro Antonello Cirnelli per la parte offesa. Un esame svolto soprattutto con l’obiettivo di cercare tracce biologiche e analizzare i resti profanati della ragazza.

Pamela Genini è stata uccisa il 15 ottobre 2025 a Milano da Gianluca Soncin

La scoperta al cimitero

La terribile scoperta è stata fatta lunedì 23 marzo: il feretro, conservato in un loculo del cimitero di Strozza, paesino della Valle Imagna, era stato aperto, il corpo martoriato e la testa della ragazza portata via. Il feretro doveva essere trasferito nel loculo della cappella di famiglia, e gli operai si sono accorti che qualcosa non tornava: viti saltate, silicone sui bordi della bara. Aprendo la cassa si sono trovati davanti il cadavere della giovane priva della testa.

Approfondisci:

Tomba profanata di Pamela Genini, dal blitz di gruppo alla mente malata: tutte le tesi di uno “scempio disumano”

"Accertare gli strumenti usati”

La procura ha aperto un fascicolo per vilipendio di cadavere e furto della testa (previsto dall’articolo 411 cp). Un mistero su cui lavorano i carabinieri della Compagnia di Zogno sotto la supervisione dei colleghi del Nucleo investigativo di Bergamo e con il pm Giancarlo Mancusi a coordinare le indagini. Prese in esame anche le telecamere del piccolo cimitero. Si ipotizza un’azione di più persone.

Pamela Genini e Gianluca Soncin

È intanto emerso che sul viso di Pamela c’era un velo che dopo la profanazione è stato ripiegato e lasciato all’interno della tomba. Ai consulenti cui è stato affidato l’incarico, la Procura ha posto quesiti ben precisi: “Accertare le modalità di separazione della testa e del collo dal tronco, individuare lo strumento impiegato, verificare eventuali residui metallici, rintracciare tracce biologiche estranee al cadavere e valutare se l’azione di sezionamento sia avvenuta in fase precoce postmortem o su un corpo in avanzato stato di decomposizione”.

La madre di Pamela: “Dolci era ossessionato da lei”

L’attività dei periti, che avranno 90 giorni di tempo per depositare le loro conclusioni, potrebbe rivelarsi fondamentale per scoprire chi ci sia dietro a un gesto così efferato. La madre di Pamela, Una Smirnova, che aveva definito la profanazione uno "scempio disumano” e aveva negato di avere ricevuto minacce di tipo estorsivo, oggi è tornata a parlare in televisione, alla trasmissione “Dentro la notizia”.

Francesco Dolci, ex compagno di Pamela

E ha affermato che l’ex fidanzato e amico di Pamela, l’imprenditore Francesco Dolci, di Sant’Omobono Imagna, “era ossessionato da mia figlia, che una volta aveva trovato un graffio sulla sua auto. E in un’occasione (Pamela, ndr) aveva trovato Francesco sotto casa sua a Milano”. Secondo Dolci invece Pamela sarebbe rimasta involontariamente coinvolta in un “traffico di soldi, e non si era resa conto. Era finita in un brutto giro. Lei veniva usata da questi imprenditori del crimine. Ho raccontato agli inquirenti molte cose che sicuramente mettono a rischio la mia vita”.

WhatsAppFacebookXPrint

© Riproduzione riservata

Tag dell'articolo

OmicidioAutopsiaProcessoIndaginiDalle città


© Il Giorno