Inverni sempre più miti, il 25% di acqua in meno sulle montagne della Lombardia

Le rilevazioni del manto nevoso da parte dei tecnici di Arpa

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Milano, 28 febbraio 2026 – Le nevicate delle ultime settimane non sono bastate a incidere sullo stato delle riserve idriche lombarde. L’ultimo bollettino di Arpa Lombardia, pubblicato il 26 febbraio, evidenzia, infatti, una variazione del 17% del manto nevoso rispetto alla settimana del 15 febbraio; tuttavia, rispetto alla media del periodo 2006-2025, le riserve di acqua generate dalla neve sono il circa il 27,9% in meno, come media dei diversi bacini idrici. Vanno meglio le riserve d’acqua rappresentate dai laghi, +16,7%, mentre gli invasi sono al -25% della media degli ultimi vent’anni, alle soglie della primavera.

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La situazione dei bacini

Entrando nel dettaglio dei vari bacini, per quanto riguarda il manto nevoso, la situazione peggiore si registra in quello del Ticino Verbano (-35,8%), seguito dal -25,5% del bacino dell’Adda e dell’Oglio. Nessuno è in positivo, nonostante anche gli ultimi anni non siano stati particolarmente brillanti in termini di manto nevoso. Guardando alle riserve idriche fornite dagli invasi, il quadro ha qualche ombra, ma anche qualche luce: male il bacino dell’Oglio, con il 37% in meno della media 2006-2025, seguito dal Toce-Ticino-Verbano (-31,8%); in aumento, invece, le riserve degli invasi del Chiese (47,4%), del Serio (36,5%) e del Brembo (20,6%).

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I laghi

Non soffrono i laghi, tutti sopra la media degli ultimi anni, ad eccezion del Sebino, che registra un -36,9%. È ancora presto per dire quanto questo inciderà sulla stagione irrigua, mentre è ormai assodato che la riduzione di acqua dal manto nevoso sarà una costante legata ai cambiamenti climatici, a cui bisognerà adattarsi, visto che la riduzione delle emissioni di Co2 procede lentamente.

“Quest’anno – spiega Giacomo Gerosa, ordinario di Fisica dell’Atmosfera e incaricato di Ecologia presso la facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Università Cattolica, sede di Brescia – molti hanno l’impressione che abbia nevicato di più. Il problema è che la neve non si trasforma in ghiaccio. Visto che, nell’agricoltura della Pianura Padana, l’acqua a cui si fa affidamento è quella rilasciata dai ghiacciai nel periodo vegetativo sorgono poi i problemi che abbiamo conosciuto negli anni passati”. Eppure, era tutto previsto.

Cambiamento climatico

“Dieci anni fa – spiega Gerosa – avevamo stimato che, con l’aumento delle temperature, la quantità di acqua estiva si sarebbe ridotta del 30%. Il problema è che questa era la previsione al 2100, mentre è avvenuto molto prima”. La percezione che sia nevicato a sufficienza, quindi, conta poco. “Quello che conta è l’andamento globale – sottolinea Gerosa – e la media del lungo periodo. Questo è quello a cui dobbiamo prepararci. La parola chiave è adattamento, perché sulla mitigazione non ci sente più nessuno: anche sul Green Deel si sono fatti passi indietro. La prima cosa da fare è, quindi, ridurre sì le missioni di Co2, ma anche mettere in campo strategie di adattamento”.

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