Il costo della vita in Lombardia, febbraio più caro di un anno fa. Effetto guerra? No, Olimpiadi |
Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà in Italia
Per approfondire:
Articolo: Un milanese su 4 taglia le spese per curare le malattie croniche. E in tanti riducono esami e visiteArticolo: La Lombardia e l’economia di guerra. Per i viaggi nel Golfo già 2.800 disdette e una stangata energetica da 2,3 miliardiArticolo: Caro-carburanti, in Lombardia i prezzi corrono: gasolio a 2 euro, benzina a 1,82. L’effetto guerra nei self-serviceMilano, 18 marzo 2026 – Inflazione in crescita: rispetto ad un anno fa, il costo della vita in Lombardia è aumentato mediamente di 480 euro.
A fare i conti, alla luce dei dati sull’inflazione di febbraio pubblicati dall’Istat per le diverse province (non c’è, invece, il dato regionale), è stata l’Unione Nazionale Consumatori, che ha anche stilato la classifica delle città più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.
Effetto Olimpiadi
Se la media nazionale è di 376 euro in più a famiglia, sopra questa media si collocano Milano (+1.197 euro), Varese (+695), Mantova (+488), Bergamo (+483) e Lecco (+459). Sotto troviamo Cremona (+363 euro di media famiglia in un anno), Brescia e Pavia (+332), Como (+242), Lodi (+201 euro). Per il mese di febbraio non si vedono ancora gli effetti del nuovo fronte di guerra in Iran, mentre pesa l’impatto dei rincari legati ai Giochi olimpici di Milano Cortina.
Alloggio e ristorazione
Lo si vede ancor meglio andando ad analizzare le singole voci dell’inflazione tendenziale (anno su anno). Per quanto riguarda i servizi di alloggio e ristorazione, a Milano si rileva un incremento di quasi il 26%, a Bergamo dell’8%, a Lecco del 5,8%, Pavia del 5,2%; c’è anche un +5% di Cremona, nella parte Orientale della regione. L’indice generale cresce soprattutto nel Milanese (+3,9%), in provincia di Varese (+2,3%), nel Mantovano (+1,7%), a Bergamo e Lecco (+1,6%), mentre i prodotti alimentari vedono un’impennata maggiore soprattutto nelle province di Bergamo, Cremona e Mantova, con più del 2%.
Trasporti, alimentari ed energia
Nel confronto mese su mese, pesano, quasi ovunque, i trasporti: a Como si registra un +1,3% a febbraio su gennaio (a gennaio su dicembre era -2,6%); nella Bergamasca si passa da -2,1 a 1,2%; nel Bresciano, da -2,3% a 1,2%; nel Lecchese, da -2,7% a 1,2%. Secondo l’Istat, a febbraio 2026 l’inflazione registra una sensibile accelerazione (+1,5%, dal +1,0% di gennaio), dovuta soprattutto all’evoluzione dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+4,9%) e dei servizi relativi ai trasporti (+2,9%); a sostenere la dinamica inflazionistica generale contribuiscono anche i prezzi degli alimentari non lavorati (+3,7%). L’unico effetto di contenimento rilevante si deve all’ampliarsi alla flessione dei prezzi degli energetici (-6,6%). La crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa“ è pari a +2% (da +1,9%), mentre l’inflazione di fondo sale a +2,4% (da +1,7%).
L’analisi
“L’inflazione – spiega Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà in Italia, che presenterà a Bergamo il rapporto l’Italia delle povertà il 27 marzo alla Social Domus del Comune di Bergamo – è uno degli elementi fondamentali che portano all’aumento della povertà, perché erode il potere d’acquisto degli stipendi, che sono bloccati. Anche se ci fosse un aumento sensibile dei redditi, sarebbe comunque mangiato dall’inflazione”.
Tante povertà
Ormai, si deve parlare di povertà al plurale. “La prima questione che salta all’occhio è il carrello della spesa, per cui siamo di fronte a situazioni in cui molte persone si privano di cibo di qualità. Poi c’è la povertà sanitaria, per cui molti non si curano, perché non possono rivolgersi al privato per accelerare i tempi rispetto alle lunghe liste d’attesa. C’è la povertà farmaceutica, perché c’è chi non può permettersi i medicinali. E poi c’è tutto questo insieme di povertà che coinvolge i minori ed il loro futuro, perché è ormai assodato che è sempre più difficile affrancarsi dalla condizione di povertà”. All’orizzonte non si intravedono spiragli di luce, vista anche la situazione internazionale.
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