Donne in municipio: tutto come 10 anni fa. L’aumento delle sindache? Dell’1%... |
Elena Carnevali eletta a Bergamo nel 2024 Con Laura Castelletti (Brescia) è una delle due donne alla guida di un capoluogo
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Milano, 24 marzo 2026 – Donne più presenti nella vita delle istituzioni, ma sono ancora poche quelle che indossano la fascia di prime cittadine, nonostante i passi avanti fatti negli ultimi decenni.
In occasione degli 80 anni del voto alle donne, Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani) ha fatto una fotografia sulla rappresentanza politica nei Comuni, partendo dai dati del ministero dell’Interno e della Ragioneria dello Stato.
I numeri
Le donne sindaco nel 2026 sono 1.187 e sono cresciute più di 8 volte in 40 anni: nel 1986 erano 145. In percentuale, restano, però, ancora una piccola parte rispetto ai sindaci: la media italiana è del 15,4% di prime cittadine nel 2025, quella lombarda è del 18,3%. Tra le province, Milano spicca in Lombardia con un 24,1% di sindache, seguita da Brescia con il 20,6% e Lecco con il 20,2%.
Il dato più basso è invece quello di Cremona che conta solo un 11,5% di prime cittadine; sotto la media nazionale c’è anche Bergamo (nonostante il capoluogo abbia una sindaca) al 14,9%. Rispetto a dieci anni fa, la situazione non risulta eccessivamente cambiata.
Nel 2016, secondo il rapporto sui Comuni della Lombardia di Ifel-Fondazione Anci, la media italiana delle sindache era del 14%, quella lombarda del 17,2%.
Tra le province lombarde, c’è chi ha fatto passi in avanti (Brescia è cresciuta di tre punti percentuali, Milano di 5, Pavia di oltre 6 punti, Sondrio di 7 punti, Varese di poco meno di 4), ma anche chi ha perso quote al femminile tra i primi cittadini: la provincia di Bergamo vede un calo di quasi 4 punti percentuali, quella di Cremona di 2, Monza di 7. Se guardiamo alle dimensioni dei comuni, emerge che la quota di sindache è più alta in quelli tra i 5mila ed il 15mila abitanti, mentre in quelli sopra i 50mila la percentuale scende al 13,3%.
Il sindaco di Brescia Laura Castelletti
Il “soffitto di cristallo”
Come leggere questi dati? Considerando che, in media, le donne rappresentano il 35,3% del totale degli amministratori locali, ma le sindache arrivano al 24% nel migliore dei casi, evidenzia che il ‘soffitto di cristallo’ c’è anche nelle istituzioni, compresi i Comuni che sono stati storicamente la prima linea della partecipazione attiva delle donne.
Segnale positivo, che emerge dal dossier di Anci, è che, a livello di deleghe di assessori e assessore, le donne oggi guidano settori un tempo considerati distanti, dalle grandi opere alla transizione ecologica: non si occupano più solo di settori tradizionalmente legati al welfare, con una presenza crescente in ambiti strategici come ambiente e territorio, lavori pubblici, risorse strategiche e patrimonio e, seppur in misura più contenuta, mobilità e trasporti.
Ottant’anni dopo il primo voto, la strada per la partecipazione femminile nella vita democratica presenta, dunque, luci ed ombre. Tra queste ultime, c’è sicuramente l’astensionismo, sistematicamente più elevato tra le elettrici.
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