Libretti di risparmio, titoli e depositi dimenticati nei cassetti: come riscuoterli? Risponde l’avvocato
Non sempre è facile ottenere ciò che spetta di diritto, perché chi deve liquidare spesso si oppone o propone stime al ribasso
Per approfondire:
Articolo: Ritrova un libretto di risparmio del 1963 con mille lire: “Valgono 50mila euro, avvio la pratica per il rimborso”Articolo: Libretti e buoni fruttiferi postali: mercati pazzi, vince il garantitoMargno (Lecco), 11 marzo 2026 – Mille lire che ora, più di sessant'anni dopo, valgono almeno 50mila euro. Le ha trovate, anzi ritrovate, Umberto Libassi, un attore di teatro di 72 anni originario di Margno, Valsassina, in provincia di Lecco, depositate su un libretto di deposito a risparmio nominativo della Cassa di risparmio di Trieste del 1963.
È il classico libretto al portatore di una volta. Lo avevano aperto i genitori a suo nome quando era un bambino delle elementari, forse come regalo per qualche cerimonia, come si usava all'epoca: lui non ne sapeva nulla, e il libretto è finito in un baule dimenticato con vecchie scartoffie che ha aperto solo la scorsa estate. Nonostante il tempo trascorso, sta adesso provando a riscuotere quelle mille lire depositate quando era piccolo e che, secondo gli esperti, si sono trasformate in 50mila euro.
Le stime: un italiano su tre avrebbe titoli cartacei
Umberto non è l'unico a trovare vecchi depositi bancari o postali e investimenti "abbandonati". In Italia ci sono più di 10 milioni di titoli di credito "antichi" tra buoni postali, libretti bancari, Bot, Cct, azioni non riscossi ed ancora riscuotibili. Un vero e proprio tesoro, che molti ritrovano ma che non sanno come incassare.
“Fino agli anni '90 esistevano solo titoli cartacei - spiega l'avvocato Stefano Rossi di Associazione Italia di Roma, specializzato nelle pratiche e nelle vertenze per incassare anche distanza di molto tempo questi titoli cartacei -. Si stima che un italiano su tre ne abbia uno, quindi ce ne sono ancora una marea, un vero e proprio tesoro sommerso”. La normativa indica che si ha tempo dieci anni per chiederne l'incasso a partire dalla data di ritrovamento, sebbene negli altri Paesi invece non ci sia alcuna prescrizione del diritto al pagamento.
Come fare per incassarli
Ma come fare per incassarli? “Intanto bisogna mandare una pec o una raccomandata all'istituto di credito o alle Poste chiedendone il pagamento con la rivalutazione e circostanziando le modalità e la data di ritrovamento in mondo da far valere da quel momento i termini della prescrizione”, spiega l'avvocato. Ma se l'istituto di crediti non esiste più? “Ne sono responsabili gli istituti che eventualmente hanno acquisito quella banca – risponde Stefano Rossi -. Altrimenti ne risponde Bankitalia e quindi il Ministero dell'Economia e delle Finanza, perché lo Stato è garante dei risparmiatori e del risparmio”. In caso di contenzioso è meglio comunque rivolgersi a un esperto o a un legale, in modo anche da valutare quale sia l'azione più opportuna da intraprendere.
Il problema? Quantificare la rivalutazione
“Il problema principale è la definizione e la quantificazione della rivalutazione – sottolinea l'avvocato di Associazione Italia -. Un tempo c'erano tassi di interesse e di rendita importanti, del 13%, non come adesso. Con mille lire negli anni si comprava una utilitaria. Ecco, in estrema sintesi, a distanza di tempo la somma che si è ritrovata dovrebbe valere tanto quanto il bene che si poteva comprare con quella cifra all'epoca. Se appunto negli anni '50 con mille lire si poteva acquistare una utilitaria, oggi quelle mille lire dovrebbero valere tanto quanto un'utilitaria, quindi sui 20mila euro. Poi c'è ovviamente da aggiungere tutto il resto, a partire dalla maturazione dei tassi di interesse nel corso dei decenni”. Non sempre è facile ottenere ciò che spetta di diritto, perché chi deve liquidare spesso si oppone o propone stime al ribasso.
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