La Lombardia e il clima che cambia: “Il surriscaldamento sull’area alpina è doppio rispetto ad altre zone”
Nel tondo Andrea Toffanelli
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Articolo: Inverni sempre più miti, il 25% di acqua in meno sulle montagne della LombardiaArticolo: Quando l’ultima fermata è la Terra. Foto choc tra disastri reali e futuriArticolo: "Cambiamento climatico e smog. La produzione agricola diminuirà"La Valletta Brianza (Lecco) – Sempre più in alto. “Le precipitazioni bene o male sono sempre le stesse, ma la tendenza che stiamo osservando nell’ultimo decennio è quello di innalzamento della quota a cui nevica e quindi dello zero termico – spiega Andrea Toffaletti del Servizio glaciologico lombardo, che ha sede a La Valletta Brianza –. Per valutare i cambiamenti climatici bisogna studiare un arco temporale ampio, ma probabilmente questo dipende dal surriscaldamento globale, che sull’area alpina e del Mediterraneo è doppio rispetto ad altre zone”.
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I ghiacciai stanno scomparendo a ritmi vertiginosi
Sebbene sia presto per trarre conclusioni, quest’anno potrebbe essere un’altra annata negativa per quanto riguarda i ghiacciai, che stanno scomparendo a ritmi vertiginosi. “Dallo Spluga fino al Cevedale le precipitazioni nevose risultano sotto media, mentre sulle Alpi meridionali sono in media – prosegue Toffaletti –. Più che la superficie occorre però valutare volume, tipologia e qualità della neve”. E quest’inverno la tipologia non è stata delle migliori: “A novembre ha nevicato ma poi c’è stato un lungo periodo di alta pressione che ha diminuito la densità del fondo nevoso”. Quando ha nevicato di nuovo, il primo strato non era così sufficientemente compatto per reggere i nuovi strati: da qui le numerose valanghe, che si sono quindi “formate” tre mesi prima, non quando si sono staccate dal versante delle montagne. Per questo determinare il grado di pericolo di valanghe in una determinata zona è una scienza complessa.
La valutazione del manto nevoso
“Ci sono diversi elementi indispensabili alla valutazione della stabilità del manto nevoso – conferma Matteo Fioletti, il coordinatore del Centro Neve e Valanghe di Arpa Lombardia –. Ci sono i problemi nivologici, le esposizioni critiche, le dimensioni delle valanghe attese. I pendii inoltre non sono tutti uguali. Per preparare un’uscita non ci si deve basare esclusivamente sull’indice di pericolo numerico. Va tenuto presente che itinerari molto frequentati hanno caratteristiche diverse rispetto a pendii dove non è ancora passato nessuno. Ne consegue che la valutazione locale, a microscala, sia fondamentale”.
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