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Occhi dell’Ue sul caro-aerei. Riunione dei ministri dei trasporti. “Nessun sos, ma l’attenzione è alta”

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Occhi dell'Ue sul caro-aerei

Per approfondire:

Articolo: Voli cancellati per il carburante, c’è il diritto al rimborso? Ecco cosa fa la differenzaArticolo: La crisi del carburante, l’Ue valuta l’obbligo di scorte minime negli aeroporti. “Se Hormuz non riapre conseguenze catastrofiche”

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Roma, 22 aprile 2026 – Più che un’emergenza conclamata, per ora, è una stretta che corre sui prezzi e che rischia di scaricarsi su compagnie, merci e viaggiatori. Dalla videocall dei ministri dei Trasporti Ue convocata dalla presidenza cipriota esce una linea doppia: niente allarme rosso sugli approvvigionamenti, ma massima attenzione a una tensione crescente sul jet fuel, il carburante per aerei, che può colpire la connettività europea molto prima di trasformarsi in una vera scarsità fisica.

E proprio qui sta il punto politico ed economico: Bruxelles prova a evitare il panico, ma prepara il terreno a misure temporanee e coordinate, dagli aiuti di Stato alle agevolazioni fiscali, fino a una maggiore flessibilità regolatoria. Mentre Giorgia Meloni, dal Salone del Mobile, fa sapere che sulla proroga del taglio delle accise e sulle altre misure del pacchetto energia "decideremo sulla base di quello che uscirà dai negoziati". Alexis Vafeades, ministro cipriota dei Trasporti, ha spiegato che la sicurezza degli approvvigionamenti dell’Unione "rimane stabile", ma la pressione su prezzi e operazioni di trasporto è "reale e in aumento".

Il nodo più esposto è l’aviazione: il rincaro del jet fuel pesa direttamente sui conti delle compagnie, mette a rischio rotte e collegamenti e può creare interruzioni operative a catena, con effetti su turismo, viaggi d’affari e logistica ad alto valore. Non a caso diversi ministri hanno chiesto un sostegno specifico per il settore, purché proporzionato e coordinato a livello Ue, per evitare che ogni Stato si muova in ordine sparso e frammenti il mercato interno. La Commissione, però, insiste su un messaggio rassicurante. Il commissario ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas ha chiarito che l’Ue dispone di scorte di emergenza di jet fuel e che, in questa fase, "il mercato gestisce la pressione" senza segnali di ammanchi veri e propri. Tradotto: non siamo davanti a una crisi di disponibilità immediata, ma a una crisi di costo. Ed è una distinzione decisiva anche per i diritti dei passeggeri. Se un volo viene cancellato per l’impennata dei prezzi del carburante, il risarcimento può scattare, perché il caro-fuel non è di per sé una "circostanza straordinaria". Se invece l’annullamento dipendesse da una vera carenza di carburante, allora il quadro cambierebbe e il diritto alla compensazione non sarebbe automatico.

Restano comunque, in caso di cancellazione, gli obblighi di assistenza e il diritto al rimborso del biglietto o a una soluzione alternativa. È un passaggio tutt’altro che secondario, perché sposta una parte del rischio economico sulle compagnie aeree. Il rincaro del carburante non può essere semplicemente scaricato sul passeggero cancellando voli senza conseguenze. Bruxelles, anzi, promette di fornire maggiore chiarezza anche su slot aeroportuali, obblighi di servizio pubblico e applicazione delle regole, lasciando intendere che, se la crisi mediorientale dovesse aggravarsi, potrebbero arrivare modifiche temporanee alla legislazione. Il problema, però, non si esaurisce nel rapporto tra compagnia e viaggiatore.

Il Codacons mette il dito nell’altra piaga: chi ha organizzato vacanze fai-da-te rischia di recuperare il costo del volo ma non automaticamente quello di hotel, servizi e prenotazioni già pagate. E anche le polizze viaggio, spesso presentate come scudo universale, hanno franchigie, massimali, esclusioni e costi che possono arrivare fino all’8% del valore della vacanza. In sostanza, il rimborso europeo tutela una parte del danno, non tutto il danno. Sul fronte delle politiche pubbliche, il richiamo dell’Agenzia internazionale dell’energia è netto: meglio sostegni mirati che tagli generalizzati di tasse o sussidi diffusi, che costano molto e finiscono per avvantaggiare soprattutto i redditi più alti. Per adesso l’Europa vuole mandare un segnale di tenuta: niente file ai distributori, niente estate compromessa, niente allarme turistico. Ma il vero banco di prova sarà nelle prossime settimane. Se il jet fuel continuerà a correre, il problema non sarà tanto trovare carburante, quanto reggere il prezzo economico e politico della sua impennata.

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