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Peg Perego, scongiurati i 74 esuberi. Per il colosso dei passeggini è l’ora del piano di rilancio

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31.03.2026

Una delle manifestazioni di protesta dei dipendenti della Peg Perego di Arcore

Per approfondire:

Articolo: Peg Perego, a San Donà lavoratori in sciopero contro i trasferimento in BrianzaArticolo: Cambio di passo alla St: “Ora serve un accordo da firmare al ministero”

Arcore (Monza e Brianza) – Licenziamenti scongiurati: doppio accordo alla Peg Perego, per il colosso dei passeggini si apre uno spiraglio. Ad Arcore non è tempo però di festeggiare, il nuovo inizio coincide con la partita della conversione industriale, tutta da costruire, ma nessuno dei 74 esuberi annunciati perderà il posto. Ci saranno solo uscite volontarie e per chi resta cassa in proroga di due mesi con la possibilità di allungare e l’avvio di percorsi di formazione, riqualificazione professionale e outplacement.

Una nuova fase  

Si apre così una fase diversa per l’azienda, da anni al centro di una grave crisi. Dopo settimane di tensione, si intravvede un percorso che punta al rilancio. Le acque in cui il marchio naviga si sono fatte ancora più agitate nel 2025, complice un andamento economico negativo e fattori esterni come i dazi di Trump, che hanno inciso sulle esportazioni e impedito al piano di risanamento di procedere. Una situazione che all’inizio di quest’anno ha portato all’apertura del licenziamento collettivo evitato dalla doppia intesa. Mentre va avanti il confronto con le istituzioni al ministero delle Imprese e del Made in Italy "con l’obiettivo di individuare strumenti di sostegno per innovazione, sviluppo e tutela dell’occupazione", spiegano i sindacati. All’ultimo incontro l’azienda ha riconosciuto il peggioramento dei conti e ha annunciato la scelta di affidarsi a un advisory esterno per costruire un piano di riconversione ed efficientamento dei siti italiani: Arcore e San Donà del Piave.

La data chiave 

Il prossimo passaggio chiave è fissato per il 9 aprile, quando verrà presentato il consulente e si entrerà nel merito del nuovo piano industriale, per Fim e Fiom "vero elemento decisivo per garantire continuità produttiva e prospettive di lungo periodo". Alla svolta si è arrivati dopo mesi di mobilitazione dei lavoratori, "contro una logica remissiva dell’azienda e di progressiva riduzione delle attività e dei posti di lavoro – sottolineano Adriana Geppert (Fiom-Cgil) e Gloriana Fontana (Fim-Cisl) – un atteggiamento che ha messo a rischio la stessa presenza della multinazionale italiana nel nostro Paese". Ora l’attenzione si sposta sul progetto industriale: la sfida sarà trasformare la crisi in un’occasione di ripartenza, rilanciando competitività e innovazione senza sacrificare i posti di lavoro.

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