Meloni celebra la Liberazione e condanna le aggressioni: “Difensori della libertà? Abbiamo un problema”. Mattarella: sempre Resistenza

«Ora e sempre Resistenza» xxxxxxxx

Per approfondire:

Articolo: Colpi di pistola ad aria compressa al corteo del 25 aprile di Roma: feriti due attivisti Anpi. “Gli spari da un uomo in tuta mimetica e casco nero”Articolo: Corteo del 25 Aprile a Milano, in 100mila al corteo. Minelli (Anpi): “Qualche tensione, ma il bilancio è positivo”

Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su Google

Seguici

Roma, 25 aprile 2026 – La fine è nota: piombo sui cortei, bandiere ucraine nel mirino, sindaci contestati, targhe delle Foibe sfregiate e la Brigata Ebraica costretta a lasciare le piazze sotto scorta. Un cortocircuito inaccettabile che, a sera, spinge Giorgia Meloni a tirare le somme sui social: “Se questi sono quelli che dicono di difendere libertà e democrazia, direi che abbiamo un problema”. Eppure, l’inizio di giornata aveva restituito una partitura di tutt’altro tenore. Lontano dai tumulti che avrebbero infiammato la strada, la leader di Fratelli d’Italia aveva fatto i conti con la Storia usando parole inequivocabili. “Il popolo italiano ricorda uno dei momenti decisivi della propria storia: la fine dell’occupazione nazista e la sconfitta dell’oppressione fascista, che aveva negato agli italiani libertà e democrazia”. Difficile accusarla di reticenza quando aggiunge: “Oggi celebriamo i valori scolpiti nella Costituzione repubblicana che hanno permesso all’Italia di diventare quella che è”.

Uno scarto così netto da incassare l’apertura dell’opposizione, con un cauto Giuseppe Conte costretto a concedere l’onore delle armi: "Bene Meloni, ma in FdI ci sono posizioni ambigue”. È vero, all’appello manca ancora la parola “antifascista”, ma la rotta sembra ormai tracciata. La strategia di Palazzo Chigi appare definita: procedere un passo alla volta per non ripercorrere l’errore che costò carissimo a Gianfranco Fini. L’esplicita condanna del regime è, del resto, funzionale al recupero della coesione del Paese: obiettivo che Meloni persegue giocando di sponda con Sergio Mattarella, il cui ferreo antifascismo è al di sopra di ogni sospetto.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a San Severino Marche

Sottoscrivendo a distanza le dichiarazioni del capo dello Stato, la premier lancia un messaggio distensivo: "Oggi ci ritroviamo nelle parole del Presidente della Repubblica e rinnoviamo il nostro impegno affinché il 25 Aprile sia un momento di riflessione collettiva”. Un assist perfetto per il discorso di Mattarella, che tuttavia si sviluppa su un piano più complesso e stratificato. Anche il Quirinale auspica la ricomposizione, ma martella sulla necessità di non recidere mai le radici della Repubblica: la vera pacificazione non può prendere forma in una notte in cui tutti i gatti sono grigi. “Quel che è accaduto non svanisce, ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: Ora e sempre Resistenza”, avverte il presidente rilanciando la frase pronunciata a Cuneo tre anni fa.

Dopo aver aperto la mattinata all’Altare della Patria con le più alte cariche dello Stato, ha scelto San Severino Marche — città medaglia d’oro al Valor Civile — per ribadire l’urgenza di quei valori, affidandosi a William Faulkner: "Lo scrittore statunitense ammoniva nel suo Requiem per una monaca che “il passato non è mai morto, non è neanche passato“”. Le dittature che scatenarono il secondo conflitto mondiale, ricorda, pretesero difare della retorica bellica un valore: “Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento si levava e si leva una sola invocazione: pace”. Ed è qui che lo sguardo del Colle supera i confini italiani. Le minacce di una resurrezione delle tirannie provengono oggi da potenze cruciali: la Russia, innanzitutto, ma anche gli Stati Uniti di Donald Trump. Mattarella difende l’Onu e l’Ue mettendo in guardia contro le velleità «che vogliono affievolire, se non rimuovere, quei percorsi”.

Eppure, dal pulpito presidenziale si evitano le polemiche dirette. Anche quando rintuzza i nostalgici, Mattarella lo fa unicamente per spiegare che i veri patrioti non vivono il 25 Aprile per "un sentimento celebrativo di maniera” o per “astratte posizioni ideologiche”, ma per un autentico amor di patria. Un amore testimoniato sul campo da chi si oppose ai nazisti nel 1943: soldati senza ordini, renitenti a Salò, contadini sfruttati sulla Linea Gotica, donne, sacerdoti e carabinieri. Una ricostruzione nitida che certifica la clamorosa distanza tra le prime due cariche dello Stato. Se per Ignazio La Russa partigiani e caduti di Salò meritano pari onore, per Mattarella la Storia non fa sconti: le barricate restano inconciliabili. Ed è in questa spaccatura che si consuma il vero strappo politico della giornata:perlaprima volta, Giorgia Meloni è più vicina al capo dello Stato che al suo presidente del Senato. 

 

WhatsAppFacebookXPrint

© Riproduzione riservata


© Il Giorno