menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Ucciso per un paio di cuffiette, Daniele Rezza prova a chiedere scusa. La famiglia di Manuel: ridi, vergognati

17 0
12.03.2026

Manuel Mastrapasqua, 31 anni, ucciso per un paio di cuffie wireless da 14 euro

Per approfondire:

Articolo: Uccise per due cuffiette. Andrà a processo anche per un’altra aggressioneArticolo: Rozzano, ucciso per le cuffiette. Chiesto il processo immediatoArticolo: Omicidio per due cuffie da 14 euro. In aula le dichiarazioni del killer: "Non volevo uccidere, solo rapinare"

Rozzano (Milano) – Le parole di scuse e la richiesta di perdono pronunciate da Daniele Rezza, il 21enne che l’11 ottobre 2024 a Rozzano, accoltellò e uccise Manuel Mastrapasqua, 31 anni, per portargli via un paio di cuffie wireless da 14 euro, sono state una coltellata al cuore per la mamma di Manuel che non è riuscita ad ascoltarle in silenzio: "stai zitto", ha urlato in aula, piangendo "vergognati". A fatica la mamma ha rispettato l’invito al silenzio della presidente della Corte durante quelle dichiarazioni spontanee. Proprio a pochi minuti dall’inizio della prima udienza di appello, Rezza, condannato a 27 anni nel luglio dello scorso anno, ha preso la parola per dire che prova "dispiacere verso la famiglia: non volevo togliergli la vita, posso dire tante volte scusa, ma ho capito in questo anno e mezzo che non posso ridare indietro un figlio, un fratello". Parole che la famiglia Mastrapasqua ha interpretato soltanto come tentativo di avere uno sconto di pena.

Cosa aveva detto dopo la sentenza 

Un pentimento che fa a pugni con le parole pronunciate da Rezza all’indomani della condanna: "Prendo 27 anni per una coltellata?". Segno che nulla aveva capito e che non c’era nessun pentimento. Quella notte di ottobre Mastrapasqua stava tornando a casa dopo un turno di lavoro in un supermercato di via Farini quando, sceso dal tram a Rozzano, venne aggredito da Rezza e ucciso con una coltellata vicino al cuore. "Quando l’ho visto volevo prendergli tutto: soldi, cellulare, qualsiasi cosa potessi rivendere", mise a verbale Rezza dopo l’arresto, il 13 ottobre 2024. Il padre del ragazzo gettò le cuffie che il figlio gli diede e lo accompagnò alla stazione di Pieve Emanuele. Da là Rezza prese un treno per Pavia e un autobus per Alessandria, dove venne bloccato in una fuga senza senso.

Via libera alla perizia psichiatrica 

La Corte d’Assise d’appello (giudici togati Ivana Caputo e Franca Anelli) ha deciso di riaprire il processo disponendo una perizia psichiatrica, come da richiesta difensiva. Difesa che ha giocato la carta della incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti: il giovane avrebbe una "disregolazione delle funzioni emotive che comporta reazioni sproporzionate, non sa valutare in modo cosciente le situazioni che ha di fronte, non riesce a controllare gli impulsi a causa di una patologia psichiatrica e in carcere assume farmaci per la schizofrenia".

"Perché ridi? Devi marcire in carcere"

La sostituta pg Olimpia Bossi aveva chiesto di respingere l’istanza, perché la "incapacità di gestire la rabbia è caratteristica di un carattere aggressivo e immaturo, ma non è una patologia". Per l’avvocata Roberta Minotti, legale di parte civile, dalle carte risulta che "il funzionamento cognitivo di Rezza è nella norma". In secondo grado ora i giudici per dirimere qualsiasi "dubbio", citando anche giurisprudenza della Cassazione sulla valutazione dei disturbi mentali, hanno deciso di disporre analisi psichiatriche, mai effettuate in questo caso. Il quesito e il termine per la relazione saranno affidati al perito nell’udienza del 18 marzo. Dopo la lettura dell’ordinanza, i familiari della vittima hanno guardato verso l’imputato, seduto nella gabbia per i detenuti, e gli hanno detto: "Perché ridi? Devi marcire in carcere".

WhatsAppFacebookXPrint

© Riproduzione riservata

Tag dell'articolo

OmicidioProcesso


© Il Giorno