Cecchini a Sarajevo, parla l’indagato: “Io per la grande Serbia, ma da lontano. Nei Balcani mai stato nemmeno in vacanza” |
Operai impegnati a rimuovere le finestre devastate dai bombardamenti nell’ex edificio del Parlamento bosniaco nel 1996
Per approfondire:
Articolo: Cecchini del weekend a Sarajevo, nuovo interrogatorio: in Procura sarà sentito un industriale brianzoloArticolo: Safari dell’orrore a Sarajevo, il missino che voleva fare il foreign fighter: “Ho millantato, sono stato un idiota”Articolo: Cecchini a Sarajevo, l’accusato nega i safari di guerra: “Mai andato in Bosnia a combattere, ma sentii parlare di mercenari”Ricevi le notizie de Il Giorno su Google
SeguiciMilano, 18 aprile 2026 – Si presentavano al poligono con auto di grossa cilindrata, Maserati o Mercedes. Qualcuno aveva tatuaggi “con il paracadute e il numero del reggimento”, caratteristici dell’appartenenza alla Folgore: “Li ammiravo perché avevano avuto il coraggio di andare a combattere per un ideale e in seguito ho fatto propri i loro racconti, presentandomi per quello che non sono mai stato. Sono stato stupido, adesso ne pago le conseguenze”.
Lucio C., 65 anni, risponde al telefono dalle campagne dell’Alessandrino, dove si è ritirato una volta andato in pensione dopo una vita da impiegato nel Comune di Genova, con accanto la sua legale, Licia Sardo. È tra gli indagati per omicidio volontario nell’indagine del pm Alessandro Gobbis sui cosiddetti ‘cecchini del weekend’ - italiani che negli anni ’90 si sarebbero uniti alle milizie serbo-bosniache sparando sui civili durante l’assedio di Sarajevo - per aver raccontato di essersi unito in quel periodo a un gruppo paramilitare serbo: non un “tiratore turistico”, ma piuttosto un foreign fighter.
Approfondisci:
Cecchini a Sarajevo, davanti ai pm il secondo indagato. Piemontese, 64 anni, cosa ha detto (e cosa ha negato)
Lei è mai stato nei Balcani?
“Mai, neanche in vacanza. E non ho mai fatto parte di formazioni militari o paramilitari, anche se è sempre stato un mio desiderio”.
Perché ha raccontato di aver combattuto nei Balcani?
“Per frustrazione, per non essere riuscito a realizzare il mio sogno. Ho rappresentato come vissute da me avventure che in realtà mi erano state riferite. Vicende realmente accadute, ma non sono io il protagonista”.
Chi erano, invece, i protagonisti?
“Persone con almeno vent’anni più di me che ho conosciuto negli anni ’90 frequentando i poligoni di tiro tra Piemonte, Lombardia e Liguria. Alcuni erano militari o ex della Folgore, riconoscibili dai tatuaggi, ricordo che uno mi aveva detto di aver fatto parte dei Bersaglieri. Altri erano professionisti o persone ricche di famiglia. Sgranavo gli occhi guardando le loro auto. Ne ho conosciuti una mezza dozzina, ci è capitato anche di andare a mangiare una pizza insieme. I loro racconti mi facevano sognare”.
Che cosa le hanno riferito?
“Di aver combattuto con paramilitari serbi e di aver fatto attività di cecchinaggio, non contro civili ma contro militari. Partivano con piccoli aerei, spesso tornavano in Italia via mare dalla costa del Montenegro. Non venivano pagati, lo facevano per motivi ideologici. Io sono un estimatore di Milosevic (ex presidente della Serbia morto mentre era sotto processo all’Aia per genocidio e crimini contro l’umanità, ndr) e come loro credevo nella grande Serbia”.
Ricorda i loro nomi?
“Non li ricordo perché sono passati trent’anni. I cognomi non li ho mai saputi ma anche se li sapessi non li direi agli inquirenti, per una questione etica. Non coinvolgerei persone che a mio avviso non hanno fatto nulla di male, e magari sono già morte”.
Che cosa pensa, invece, dei “tiratori turistici” che sparavano sui civili per divertimento?
“Se è successo davvero sarebbe disumano, anche se potrebbe essere una montatura. Le persone che ho conosciuto non sparavano sui civili e non tornavano da lì con il sorriso sulle labbra. Erano provate per quello che avevano visto”.
Civili al riparo dietro un blindato dell'Onu durante l'assedio di Sarajevo
In guerra, però, muoiono anche i civili.
“Qualcuno può essere stato ucciso o ferito, ma non volontariamente”.
Che cosa si attende dall’indagine?
“Sono convinto la mia posizione verrà archiviata, servirà però del tempo e nel frattempo io ho perso il sonno. Spero che mi restituiscano le armi sequestrate: 5 carabine e 2 armi corte, tutte regolarmente detenute”.
WhatsAppFacebookXPrint
© Riproduzione riservata
Tag dell'articolo
Dalle cittàInchiesta