“Il Toro” e i fiumi di droga, la chat criptata di Luca Lucci: “Così gestiva i carichi” |
Luca Lucci era a capo di un’associazione dedita al traffico di droga
Per approfondire:
Articolo: Luca Lucci, ex capo ultrà del Milan, condannato a 18 anni per traffico internazionale di drogaArticolo: Daspato Marco ‘Pacio’ Pacini, il capo ultrà della Curva Sud: l’ultimo pretoriano del ‘Toro’ Luca Lucci fuori dagli stadi per cinque anniArticolo: Clan, business e furia ultrà: "Programma criminale con gesti d’estrema violenza"Articolo: Andrea Beretta “estremamente pentito”, Luca Lucci “di mentalità sopraffina, vero tifoso”Articolo: Luca Lucci e quelle tonnellate di droga dalla Spagna: chiesti altri 20 anni per l’ex capo ultrà della Curva Sud del MilanRicevi le notizie de Il Giorno su Google
SeguiciMilano – Tonnellate di hashish importate dal Marocco, cocaina imbarcata in Brasile sulle navi dirette in Spagna, un giro d’affari di milioni di euro e traffici gestiti attraverso messaggi criptati sulla piattaforma SkyEcc. Per Luca Lucci, ex capo ultrà della curva Sud milanista soprannominato ’il Toro’, è arrivata ieri una pesante condanna, 18 anni e 8 mesi di carcere, nel processo con rito abbreviato davanti alla gup Giulia Masci. Si aggiungono ai 10 anni già inflitti nel processo scaturito dall’inchiesta “Doppia curva“ della Dda di Milano condotta dalla Squadra mobile che nel 2024 ha decapitato i vertici delle tifoserie organizzate di Milan e Inter, per una serie di reati tra cui il tentato omicidio di Enzo Anghinelli, l’ex ultrà rossonero miracolosamente sopravvissuto all’agguato a colpi di pistola andato in scena la mattina del 12 aprile 2019 in via Cadore.
Il blitz
Un blitz che ha segnato la fine dell’impero costruito da Lucci, che era riuscito a stringere rapporti di amicizia e di affari con personaggi del mondo dello spettacolo come Fedez, e nel 2018 era stato immortalato a San Siro, durante una stretta di mano con il leader della Lega e attuale ministro Matteo Salvini. Alle indagini sui traffici all’ombra dello stadio, gestiti con violenze e intimidazioni per controllare il business dei biglietti e dei parcheggi, sono seguiti gli accertamenti sul traffico di droga.
Le accuse
A carico di Lucci era stata eseguita una nuova ordinanza di custodia cautelare, con l’accusa di essere stato al vertice di una presunta associazione dedita al traffico internazionale di droga che, tra il giugno del 2020 e il marzo del 2021, avrebbe movimentato tre tonnellate di hashish, 255 chili di marijuana e 53 chili di cocaina. Ieri la gup Masci ha condannato 23 imputati, con la pena più alta proprio per il 45enne Lucci, difeso dall’avvocato Jacopo Cappetta, e per il suo braccio destro Fatjon Gjonaj: 13 anni e 6 mesi. Nei confronti di Lucci i pm Leonardo Lesti e Rosario Ferracane avevano chiesto una condanna a vent’anni di carcere, per il suo ruolo nel narcotraffico gestito attraverso i messaggi criptati sulla piattaforma di messaggistica SkyEcc.
Scoperchiato il vaso di pandora
Un’app poi “bucata“ dalle autorità giudiziarie di Belgio, Francia e Olanda, che hanno così scoperchiato un vaso di Pandora da cui hanno attinto a piene mani le forze dell’ordine di mezzo mondo. Quello della droga era solo uno dei business, forse il più lucroso, che consentiva guadagni milionari ai vertici della curva. Un sistema descritto nelle motivazioni con cui la gup di Milano Rossana Mongiardo l’anno scorso aveva inflitto pene per quasi 90 anni di carcere a 16 imputati nel processo abbreviato scaturito dall’inchiesta “Doppia curva“: la più alta, come detto, per Lucci e per l’interista Andrea Beretta, da fine 2024 collaboratore di giustizia: 10 anni a testa.
Approfondisci:
Andrea Beretta e Luca Lucci, condannati a 10 anni i capi ultrà di Inter e Milan. Dovranno risarcire i due club e la Lega Serie A
Da un lato, la curva Sud milanista che con “azioni di intimidazione e violenza”, senza “spartire con nessuno la gestione e gli introiti”, riusciva ad assicurarsi guadagni enormi. Dall’altro, la Nord interista che era “un mero contesto materiale di copertura” sempre per i business illegali e godeva di “un rapporto di protezione di matrice mafiosa”, che aveva “l’avallo” del clan della ‘ndrangheta dei Bellocco. Associazioni a delinquere che avevano stretto un “patto di non belligeranza”, lasciando anche una scia di sangue sulle strade di Milano. Oltre a pestaggi e aggressioni, il tentato omicidio di Enzo Anghinelli, gli omicidi dello storico leader degli ultrà nerazzurri Vittorio Boiocchi e di Antonio Bellocco, rampollo dell’omonima cosca ammazzato nel 2024 fuori da una palestra a Cernusco sul Naviglio, con una serie di coltellate inferte da Beretta.
WhatsAppFacebookXPrint
© Riproduzione riservata
Tag dell'articolo
DrogadrogaCurva sudProcessoMafia