Il Museo del Fumetto verso la Brianza: “Milano mi ha deluso, ma non mollo. Il nostro patrimonio avrà una casa”

Luigi Bona, presidente della Fondazione Franco Fossati

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Milano, 1 marzo 2026 – Sarà Monza a farsi erede del Museo del fumetto di Milano? La domanda si fa lecita, e corroborata da una serie di avvenimenti – e di intenzioni –, che fanno di quest’ipotesi qualcosa di ben più che una suggestione.

A raccontarlo è Luigi Bona, presidente della Fondazione Franco Fossati, ente monzese custode di uno dei patrimoni fumettistici più vasti d’Europa e anima storica dello Spazio Wow, il Museo del Fumetto per quindici anni a Milano. Una storia appassionata, conclusasi bruscamente la scorsa estate, con la chiusura forzata degli spazi di viale Campania dopo una lunga e complessa vicenda con il Comune di Milano. Sullo sfondo un mancato rinnovo della concessione comunale dello stabile per i debiti accumulati dal Museo (circa 180mila euro), dietro cui pendono argomentate rivendicazioni di Bona relativamente a costi di gestione, solvibilità del debito e spese occorse per i problemi strutturali dell’edificio.

Lo Spazio Wow in viale Campania a Milano

Da quel mancato rinnovo e dall’apertura del nuovo bando di gestione - a cui Spazio Wow non può candidarsi a causa della situazione debitoria -, Bona si è subito attivato per cercare una nuova sede: “Il nostro sguardo si è rivolto subito alla Brianza, con Monza come prima ipotesi concreta”. “I rapporti con le amministrazioni comunali monzesi, sono sempre stati ottimi. Per adesso non possiamo anticipare nulla, stiamo avendo interlocuzioni con più di una realtà, avendo avuto offerte da vari Comuni. Il tema è trovare uno spazio già pronto per ospitare il Museo”. Ma, ammette, “una in particolare è la soluzione che stiamo perseguendo. Se tutto va come deve andare, faremo l’annuncio tra un mese”.

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La parola d’ordine, oggi, è prudenza. Ma anche determinazione. L’ipotesi sul tavolo potrebbe essere una sede unica oppure un museo diffuso, articolato in più luoghi. “Il materiale non manca”, sorride Bona. Né manca, del resto, la dinamicità: in quattordici anni, il Museo del Fumetto ha coinvolto oltre cinquemila persone nei laboratori, ospitato scolaresche e studiosi da tutta Europa, Stati Uniti e America Latina, e organizzato più di duecento mostre a Milano e più di cinquanta fuori. Un successo che in Brianza si è spesso tradotto in numeri importanti. Emblematico il caso della recente esposizione a Villa Tittoni, a Desio, dedicata ai cinquant’anni dell’Ape Maia. “Molti ci hanno detto che Desio è più comoda di Milano da raggiungere in pullman”, racconta Bona, con lo sguardo ormai volto al territorio brianteo.

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In Brianza, d’altra parte, il fermento cresce. Giusto un mese fa, Bona era ospite del MonzaCon, festival ormai diventato punto di riferimento per fumetto, cosplay e pop culture. “È fondamentale aver creato un ecosistema di dialogo tra autori, editori, studiosi e creativi. Non vedevo un clima simile dagli anni Settanta”, osserva. Alle radici di questo movimento c’è anche la sua Fondazione, nata per volontà di Furio Fossati per proseguire il lavoro del fratello Franco, critico e giornalista, insieme allo stesso Bona. Oggi il centro di studi conserva oltre 800mila pezzi: albi rari, tavole originali, archivi giornalistici, francobolli, libri introvabili, italiani e non solo. Un patrimonio che include anche la storica collezione del Giorno dei Ragazzi, legata alla storia del nostro quotidiano.

Dietro i numeri, però, resta una questione identitaria. Milano, per anni, ha rappresentato il cuore pulsante del fumetto italiano. La perdita del Museo è una ferita aperta. Monza e la Brianza, oggi, sembrano pronte a raccogliere il testimone e Bona, milanese di nascita e formazione, non nasconde l’amarezza: “Sono deluso, sì. Ma anche motivato. Qui sento che c’è terreno fertile”.

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