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La storia di don Mario Zaninelli, lo sportivo diventato prete: dall’Olimpia all’abito talare

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14.02.2026

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San Donato Milanese – Dalle giovanili dell’Olimpia fino all’abito talare, a dimostrazione che quello fra sport e spiritualità è un binomio possibile. Don Mario Zaninelli, 65 anni, milanese originario della zona di Porta Romana, oggi parroco di Santa Barbara a San Donato, ha fatto anche dello sport una vocazione. Docente alla Statale di Milano, coautore di più di un volume sulla storia della pallacanestro, premiato con la "stella al merito" del Coni, è convinto che l’attività fisica possa davvero rappresentare uno strumento di condivisione, sull’onda dei valori olimpici e paralimpici.

Don Mario, come ha iniziato a giocare a pallacanestro?

Una passione ereditata da papà Virginio, che è stato anche segretario di Cesare Rubini, tra i più famosi cestisti e allenatori italiani. Quando ho iniziato, avevo 6 anni; a 11 l’ingresso nell’Olimpia Milano. Ero un playmaker, avevo un buon tiro".

Ha smesso per diventare sacerdote?

"Ho lasciato a 18 anni, in seguito ad alcuni infortuni; la vocazione è arrivata più avanti. Ma in realtà non ho mai smesso: tuttora pratico il maxi basket, la pallacanestro per gli over 40. È un modo per restare nel circuito, ritrovare vecchie amicizie e coltivarne di nuove".

Diplomato all’Isef, è stato allenatore di mini basket e professore di educazione fisica.

"Ho insegnato, tra l’altro, alle medie dell’istituto per ciechi di via Vivaio. Un’esperienza che ha contribuito ad avvicinarmi al mondo della disabilità e a rafforzare la consapevolezza che lo sport è inclusione. Sono temi che affronto anche con gli studenti di Scienze motorie nelle lezioni di Etica dello sport".

Inclusione è anche comunanza fra popoli?

"Senza dubbio, come dimostra la recente visita, a San Donato, di alcuni atleti rifugiati politici, provenienti da Paesi travagliati dalle guerre".

Sta seguendo le Olimpiadi di Milano-Cortina? "

Ho assistito alla cerimonia di apertura a San Siro, suggestivo il braciere all’Arco della pace. L’arena di Santa Giulia? Spero che, dopo i Giochi, non venga usata solo per i concerti.

Cosa resterà dello spirito olimpico, una volta finiti i Giochi?

"Mi auguro che resti l’attenzione agli impianti sportivi, con la necessità di crearne di nuovi e fare un’adeguata manutenzione dell’esistente. Ci sono scuole che ancora non hanno palestre sufficientemente attrezzate".

Qual è il rapporto fra scuola e sport?

"Trovo che la struttura della scuola, nel suo insieme, andrebbe ripensata. Troppo poche due ore settimanali di educazione motoria. Con l’uscita dalle aule a metà pomeriggio, bambini e ragazzi si ritrovano a praticare le attività sportive in momenti della giornata già condizionati dalla stanchezza".

Quali valori trasmettere ai giovani?

"Lo sport deve essere soprattutto gioco, divertimento, vita di relazione. È importante accettare i limiti ed essere educati anche alla sconfitta".

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