Scala una cascata di ghiaccio impossibile e sopravvive: l'impresa in Svizzera |
Ansa
La vigilia di Natale del 2017 moltissime persone si riuniscono attorno ad alberelli che brillano a intermittenza, nel confortevole calore dei loro salotti. Moltissime, ma non tutte. Perché c'è un tizio, là fuori, che ha decisamente programmi differenti. Avvolto in coperture termiche per squarciare il freddo letale che lo circonda, osserva la sua prossima sfida.
La montagna è immobile, ma non è mai davvero ferma. Respira nel ghiaccio che si dilata e si ritrae, scricchiola impercettibile sotto il cielo invernale, conserva una memoria fatta di freddo e di vento. Dani Arnold cammina verso quella direzione con passi brevi, regolari, come se stesse varcando l'ingresso di una stanza sacra. È ancora buio quando lascia l’auto a valle e risale il sentiero gelato che porta alla base della parete. Mentre tutti vivono l'orizzontalità di tavole imbandite, lui ha scelto un Natale verticale.
Arnold ha trent’anni passati da poco, è nato e cresciuto nel Canton Uri, in una valle dove le montagne sono grammatica quotidiana. Ha imparato presto a distinguere le stagioni dal rumore della neve, la sicurezza dal suono del ghiaccio buono. Negli anni diventa uno degli alpinisti più puri della sua generazione: record di velocità sulle grandi pareti nord delle Alpi, salite in solitaria che uniscono disciplina atletica e rigore interiore, un’idea quasi........