Macerie d'acciaio. Le colpe sull'Ilva

Oggi non si apre soltanto una busta. Oggi si apre o si chiude per sempre la partita industriale forse più importante del momento. I commissari di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria sono chiamati a dire se l'ex Ilva può ancora essere salvata o se il Paese ha definitivamente scelto la strada dell'irrilevanza industriale, mascherandola da tutela ambientale e da difesa di diritti che non sempre sono tali.

Dopo tredici anni di gestione stravagante quando non dissennata, decreti tampone, ricorsi incrociati, volgare propaganda, ipocrisie e 50 miliardi di Pil bruciati, non esistono più alternative credibili. O si accetta un piano di risanamento-rilancio vero, con capitali privati, sacrifici sociali e un intervento diretto dello Stato, oppure si prenda atto che l'Italia rinuncia all'acciaio primario e diventa dipendente dall'estero per ogni infrastruttura strategica.

Le offerte sul tavolo sono quello che resta dopo due anni di tentativi falliti del ministero guidato da Adolfo Urso (ma la colpa è anche di altri) e dopo un decennio di sabotaggi politici e giudiziari. Sia chiaro, non sono offerte da salti di gioia. Né sono indolori. Ma sono le uniche. Flacks Group e Bedrock rappresentano l'ultimo treno. E chi oggi proverà a farlo deragliare dovrà assumersene la responsabilità davanti al Paese.

La proposta di Michael Flacks è, numeri alla mano, l'unica che parli davvero di........

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