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La crescita passa dai capitali privati

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29.12.2025

L'Italia non è un Paese povero di capitali. Al contrario, è una nazione che ha accumulato nel tempo una massa imponente di risparmio e patrimonio, distribuita tra famiglie, imprese e sistema finanziario. I numeri ufficiali parlano chiaro: 11mila miliardi di ricchezza netta, mentre la sola componente finanziaria supera 6mila miliardi. Una base patrimoniale che colloca l'Italia ai vertici europei secondo la Bce rappresentiamo il 16% della ricchezza complessiva delle famiglie dell'area euro e che smentisce definitivamente la narrazione di un Paese strutturalmente privo di risorse.

Il capitale, dunque, c'è. Il problema è un altro ed è ben più serio: l'Italia fatica da anni a trasformare questa enorme disponibilità di risparmio in investimenti produttivi, stabili e orientati al lungo periodo. È il grande paradosso italiano. Si accumula ricchezza, ma non la si mette sufficientemente al lavoro: in una parola, si risparmia molto più di quanto si investe nell'economia reale, nell'innovazione, nella crescita dimensionale delle imprese. Una contraddizione che ha un costo elevato in termini di sviluppo, competitività e occupazione.

Le responsabilità non possono essere attribuite genericamente al contesto internazionale o alle turbolenze dei mercati. Per oltre un decennio, la politica economica italiana ha preferito la gestione dell'esistente alla costruzione del futuro. Governi di ogni colore si........

© Il Giornale