Iran, la rivoluzione a tavola |
In Iran perfino un bicchiere può essere un atto di disobbedienza. Non per il suo contenuto, ma per ciò che rappresenta. In uno Stato che punisce il piacere con la frusta e trasforma la religione in codice penale, mangiare e bere non sono più gesti privati: sono territori di conflitto. La Repubblica islamica non si limita a governare e vessare i cittadini, pretende di dominarne i corpi, le bocche, i desideri. Decide cosa è lecito assaggiare, cosa è peccato ingerire, cosa è crimine perfino sorseggiare. E quando il potere arriva a questo livello di intimità, la ribellione non ha bisogno di slogan: basta una tavola apparecchiata in segreto, una bottiglia nascosta, un sapore proibito.
Da quel momento, il cibo smette di essere nutrimento e diventa linguaggio politico. E il mercato nero non è più solo economia clandestina: è la mappa sotterranea di una società che rifiuta di essere domata. Dopo la Rivoluzione islamica del 1979 l’Iran ha imposto una delle legislazioni........