La dottrina "Donroe" arriva a Caracas |
Parafrasando Mao, vero criminale ma discreto letterato, possiamo affermare che la grande politica mondiale “non è un pranzo di gala, non è un disegno o un ricamo; non la si può fare con eleganza e delicatezza o con altrettanta dolcezza, riguardo e magnanimità. È sempre e comunque un atto di violenza”. Il dittatore cinese aveva ragione. Sulla “grande scacchiera” il gioco è basato su rapporti di forza e volontà di potenza. Punto e basta.
Piaccia o meno Donald Trump ce lo ha ruvidamente ricordato. Con tanti saluti a tutti quelli — europei in primis — che si cullavano nell’illusione della “fine della storia”, un’immaginaria era neoliberista regolata da farraginosi organismi sovranazionali e da manuali di diritto internazionale. Cazzate ormai archiviate, evaporate, finite.
In fin dei conti nulla di nuovo. Nel caso americano i botti di Caracas e dintorni sono l’ovvio proseguimento, chiaro e brutale, della dottrina enunciata nel 1827 dal presidente James Monroe — la dottrina Monroe appunto, oggi ironicamente ribattezzata Donroe, un omaggio agrodolce al 47° inquilino della Casa Bianca —. Come i suoi predecessori democratici o repubblicani (poco importa), Trump non vuole mollare il controllo su “our backyard”, quel cortile di casa che dalla Terra del Fuoco si inoltra sino l’Alaska (e adesso........