Il circo della sofferenza
Da qualche anno, è stato coniato il termine “pornografia del dolore” per descrivere un fenomeno ormai ubiquo nella cronaca nera, dove ogni dettaglio macabro diventa merce da consumare, alimentando una fascinazione morbosa che sfuma i confini tra informazione e spettacolo. Quello che un tempo veniva definito diritto di cronaca, oggi è infatti diventato un’industria che trasforma la miseria umana in uno spettacolo pubblico, riducendo ogni tragedia a un prodotto da vendere in tempo reale attraverso interviste a familiari di ogni ordine e grado, ai vicini, agli ex compagni di scuola e persino a passanti occasionali, mentre ogni parola, ogni lacrima, ogni gesto di chi è colpito dalla tragedia diventa un contenuto giornalistico da esporre sul banco della mercanzia.
Le immagini strazianti di madri devastate dalla notizia della morte di un figlio, incapaci di proferire parola, e che affondano nel nugolo di microfoni che sommergono il loro volto, trasformano un atto di dolore intimo in uno spettacolo quasi catartico. E poi, ancora… le immagini dei luoghi del ritrovamento di un cadavere, delle case, delle camere, dei garage, degli oggetti che, per quanto banali, acquisiscono un valore simbolico all’interno di una trama che – a loro dire – è sempre sociologica e psicologica, così come l’immancabile presenza di testimoni........
