Evola senza filtri
Seguire le narrazioni su Julius Evola (19 maggio 1898 – 11 giugno 1974), talvolta impostate con stile cronachistico, altre volte con rigore accademico, è spesso un’impresa ardua e poco stimolante se l’analisi si limita a un’esposizione sistematica di singole sue opere o di particolari periodi della sua vita. Lungo questi percorsi si può anche sfiorare l’imparzialità, ma prima o poi si finisce per aderire a una delle tante versioni consolidate nel tempo: fascista durante il regime e poi «cattivo maestro» nella seconda metà del Novecento; dadaista o esoterista; storico delle religioni o, agli occhi dell’OVRA, «antifascista»; razzista e cultore di magia.
Nel tempo, ciascuna di queste etichette ha infatti assunto una valenza paradigmatica, accompagnando giudizi critici che hanno rafforzato interpretazioni prevalenti. In un panorama così frammentario e contraddittorio, orientarsi senza cadere nei pregiudizi è diventato sempre più difficile, se non impossibile, soprattutto considerando che analizzare l’opera di Evola senza preconcetti resta di per sé un compito gravoso.
L’unica via per districarsi in questo aggrovigliato tessuto di definizioni assertive è quella seguita da Andrea Scarabelli, che ha rivisitato e ampliato la propria monografia originariamente pubblicata nel 2024 da Bietti (Vita avventurosa di Julius Evola. Una biografia), arricchendola di nuovi approfondimenti e dettagli. Quest’opera imponente – e qui «imponente» non è un panegirico né un elogio di convenienza, ma una definizione adeguata – sfiora ormai le mille pagine, offrendo al lettore una ricostruzione minuziosa e senza pari rispetto a qualsiasi altro studio, per quanto accurato e sofisticato.
In primo luogo, perché Scarabelli, insieme a Gianfranco de Turris, dirige da anni la Fondazione Julius Evola. Un impegno che gli consente di coniugare la passione personale con l’accesso privilegiato a un archivio ampio e in continuo arricchimento, sin dalla fondazione della struttura nel maggio 1974, avvenuta con il consenso dello stesso Evola.
In secondo luogo, il volume si fonda su un........
