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Coronavirus, perché scegliere di non avere paura

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25.02.2020

Con l’emergenza coronavirus (Sars-CoV-2) i governi stanno dimostrando un’efficace organizzazione. Scattato l’allarme infettivo, la risposta è stata pronta. È cosa buona. È segno di unità. In tempi brevi si sono eretti i cordoni sanitari, si è valutato di chiudere le scuole, le università, i centri sportivi e di fermare alcuni mezzi di trasporto.

Le direttive arrivano dall’alto, come si suol dire. Davanti a un’ordinanza del sindaco o del ministero “chi sta sotto” obbedisce. Così, anche quei presidi o quei medici che valutino i provvedimenti eccessivi o inutili, li rispettano. Sono le regole delle comunità. E la misura è dettata dalla prudenza, quella che ci fa pensare: “Meglio non rischiare”.

Si capisce allora che tutto ciò ha una finalità burocratica. Se potessimo raccontare questa impresa con un’immagine, diremmo che l’Italia sta costruendo una fortezza e che i telegiornali ne descrivono minuziosamente i mattoncini.

Ma la malattia è altro.

Vero è che in ogni roccaforte compaiono piccole falle: c’è chi è stato a Wuhan nei mesi antecedenti la scoperta del primo caso; sono stati bloccati i voli dalla Cina ma non i passeggeri; i........

© Il Giornale