Le urne sono chiuse ma la questione resta aperta

La destra sconfitta si sta già macerando abbastanza, ma la sinistra senziente, quella che ha votato Sì o No, adesso che dice, che risponde, che propone? La sinistra «responsabile», dica un po', intende passare al ruolo definitivo di irriformista, di immobilista e vera conservatrice? Abbiamo eliminato un'idea di soluzione, ma il problema è quello di prima, anzi è peggio, perché la sfiducia di mezzo Paese nella magistratura (più di mezzo, secondo i sondaggisti: compresa la parte disgraziata di centrodestra che non è andata a votare, o ha votato No) ora è entrata ufficialmente dalla porta principale, non è roba da giuristi o addetti ai lavori; l'impunità delle toghe e il loro rapporto con il potere, e le sue degenerazioni, è materia ormai incisa nella carne viva del Paese, e quindi dicano, qual è la soluzione acquietata e responsabile degli assennati vincitori del referendum?

Che cosa risponderanno, ora, a tutti quegli elettori del Nord, ma anche del Centro Italia, che hanno votato Si e che rappresentano il traino economico e sociale del Paese? Le mappe di Opinio-Rai (Antonio Noto) sono chiare, non è gente che ha il problema di saltellare attorno alla Costituzione antifascista, è gente che plaudiva a Mario Draghi quando spiegava che la Giustizia è condizione indispensabile per lo sviluppo economico e per un corretto funzionamento del mercato, è gente che già sapeva che le carriere, nei paesi civili, sono separate, che la subalternità dei giudici ai pm esiste, che lo strapotere delle correnti togate esiste ancora di più, che la de-meritocrazia viceversa è inesistente, e che i difensori degli indagati sono praticamente interdetti dalle indagini preliminari: tutta realtà che ribusserà alla porta e che non si può certo discutere con i Conte o le Schlein, parlavamo

riforma della giustizia

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