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L’UE in crisi è d’accordo solo...

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16.10.2019

Il Parlamento europeo è in subbuglio, alle prese con la sempre più difficoltosa nascita formale della Commissione guidata da Ursula Von Der Leyen, minata dalle divisioni in seno alla maggioranza che dovrebbe sostenerla, dopo la bocciatura della commissaria designata dalla Francia di Emmanuel Macron, la liberale Sylvie Goulard. Divisioni che ora rischiano di far slittare di un mese il voto di conferma alla nuova Commissione, che dal 1 novembre dovrebbe sostituire quella attualmente guidata dall’uscente Jean Claude Juncker, dopo che la fiducia alla Von Der Leyen era stata ottenuta con appena nove voti di margine.

Una situazione ben diversa da quella che ha visto, nel mese di settembre, l’approvazione della risoluzione 2819 “sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” da parte del medesimo Parlamento, di cui si è fatto un gran parlare. Si tratta del testo con cui l’emiciclo comunitario ha formalmente proceduto a una sostanziale equiparazione dei totalitarismi comunisti e fascisti per il ruolo avuto nel secondo conflitto mondiale. Così in molti hanno celebrato il riconoscimento delle “colpe del comunismo” come un traguardo di consapevolezza da parte delle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo.

Ma perché si è arrivati a questa decisione proprio ora? Un’interessante lettura di quanto accaduto è quella contenuta in un’analisi recentemente pubblicata da Roberto Motta Sosa, saggista e studioso di storia delle relazioni internazionali e membro dell’équipe di analisti di “Geopolitica.info” portale del Centro studi di geopolitica e relazioni internazionali, che ha parlato di “storiografia come arma nella lotta geopolitica (…) tra la Russia, da un lato, le ex repubbliche sovietiche baltiche più la Polonia(…) dall’altro”.

“Il fallimento del socialismo reale – ha successivamente spiegato Motta Sosa, direttamente interpellato da chi qui scrive – (così come la perversità del nazionalsocialismo) è un dato di fatto, oramai, acclarato. Riconosciuto ciò, sorprendono soprattutto le argomentazioni con cui la risoluzione intende attribuire specifiche responsabilità alla Russia sovietica nell’avere contribuito a scatenare il Secondo conflitto mondiale attraverso il Patto Ribbentrop-Molotov firmato a Mosca e datato 23 agosto 1939, ratificato dal Soviet Supremo il 31 ed entrato in vigore il 24 settembre successivo con lo scambio degli strumenti di ratifica. È perciò forse lecito ritenere che l’Europarlamento abbia ritenuto di affrontare nuovamente il tema dell’intesa tedesco-sovietica del ’39 anche sulla scia delle recenti polemiche nate in occasione delle celebrazioni per l’80esimo anniversario dall’inizio del Secondo conflitto mondiale, che si sono tenute in........

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