Cosa ci raccontano gli ETF sul 2025? Dati, divergenze e segnali da non ignorare
Quando si lavora con il trading sistematico si è spesso portati a concentrarsi sul breve e medio periodo, sulle singole strategie e sulle logiche operative. Ma guardare anche a orizzonti temporali più ampi è fondamentale, sia per comprendere il contesto in cui i mercati si muovono, sia per costruire una diversificazione più solida e consapevole del capitale.
In questo articolo analizzeremo gli ETF, i quali rappresentano oggi uno degli strumenti più utilizzati per l’investimento di lungo periodo e riflettono in modo diretto le dinamiche macroeconomiche, monetarie e politiche che caratterizzano una fase di mercato.
Nello specifico vedremo come si sono comportati gli ETF nel corso del 2025. Non con l’obiettivo di individuare “il migliore” o di stilare classifiche fini a sé stesse, ma per osservare cosa ha funzionato, cosa no e, soprattutto, perché.
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Il 2025 è stato nel complesso un anno positivo per i mercati azionari, come mostrato in Figura 1, dove sono messi a confronto lo SPY, uno degli ETF più utilizzati per rappresentare l’azionario statunitense, e l’ETF sul DAX, principale indice del mercato tedesco.
Figura 1. Performance 2025 dell’ETF sullo SPY (in rosso) vs. performance dell’ETF sul DAX (in blu).
Entrambi gli strumenti evidenziano una crescita su base annua, pur attraversando una fase di drawdown tra fine febbraio e marzo, legata a un aumento dell’incertezza macroeconomica e alle aspettative su politiche monetarie restrittive più durature del previsto. La correzione si è però rivelata temporanea, lasciando spazio a un recupero progressivo.
Nella seconda parte dell’anno emergono differenze più marcate: il DAX ha mostrato una fase di maggiore lateralità negli ultimi sei mesi, segnalando una........
