I processi mediatici sono una barbarie

Caro Direttore Vittorio Feltri,
prima di porle una domanda, mi permetta di farle un complimento, spero gradito. Lei, con le riflessioni che fa nella sua «stanza», mi riferisco in particolare a quella dove chiede di non confondere la Giustizia con l'ira, sta scrivendo delle pagine profonde e bellissime, forse tra le migliori della sua lunga carriera di giornalista alla Montanelli. Veniamo al punto. Non so se ricorda di quella giovane ucraina adottata da una famiglia italiana che era scomparsa a Nardò. A un certo punto, creduto colpevole un suo amico (prima come sequestratore, poi addirittura assassino), che forse nutriva verso la bella ragazza delle speranze, si raduna sotto casa sua una folla inferocita di manzoniana memoria, che urla e minaccia di picchiarlo. Appunto quello che Lei ha invocato di non fare. Fatto sta che, dopo la smentita del Corriere della sera che aveva dato in un primo momento per morta la ragazza, il colonnello dei carabinieri che segue le indagini, esce dalla casa del giovane per placare gli animi. Si verrà a sapere che l'allontanamento era volontario. Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se la storia avesse avuto un epilogo classico di femminicidio. Concludo questa riflessione dicendo che i processi, almeno secondo l'attuale legislazione, devono essere celebrati in tribunale. Certo, nei tribunali i tempi non sono rapidi come nei talk show, ma per un semplice motivo. Nelle aule di giustizia, prima di giungere a sentenza, si svolgono dibattimenti, perizie, interrogatori e gradi di giudizio. Per fare questo, a........

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