La mezz'ora delle riforme |
Brava Giorgia Meloni che, almeno a parer mio, questa riforma non l'ha mai entusiasmata, ma dopo averci messo la faccia l'ha difesa fino in fondo e si è assunta in prima persona gli effetti della sconfitta. Ma la verità è che di giustizia nemmeno la sinistra ha mai avuto gran voglia di parlare. Guardiamo i fatti: di riforma abbiamo discusso mezz'ora al massimo dopo gli exit poll. Poi i giudici cantavano Bella Ciao e magari festeggeranno con un paio di arresti di primo mattino. Elly Schlein e Giuseppe Conte, come due comete gemelle, hanno sfilato per Roma invocando primarie e voto anticipato, immaginando nuovi simboli, liste elettorali e di tornare a comandare. Insomma l'obbiettivo non era salvare nessuna Costituzione, anche perché non era in pericolo, ma puntare dritti su Palazzo Chigi, come al solito. Perché dentro quel campo largo la sinistra ci ha infilato di tutto: giovani antagonisti che in questi mesi hanno riempito le piazze (da Gaza a Maduro fino all'Iran) sempre e solo bruciando manifesti con la faccia della premier o mettendola a testa in giù. Insieme a loro hanno votato migliaia di islamici ormai scesi in politica al fianco della sinistra, come il Giornale vi racconta da tempo. Dimenticatevi per un po' convegni di alta giurisprudenza o fake news su Giovanni Falcone. Ormai la posta in gioco è come e quando si arriverà al voto. Meloni punta a fine legislatura e sa da ieri che in questo clima le riforme epocali non si possono fare.
riforma della giustizia
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