Quirinale, deserto, fabbrica: la solitudine in una società che si disintegra |
Il mistero che aveva circondato “La grazia”, ultimo film di Paolo Sorrentino, onorato di aprire l’ultima Mostra di Venezia non trovò allora una risposta sorprendente al momento della proiezione lidense; e nemmeno ora, che il film esce in sala. Lo stile è rimasto quello tipicamente barocco, il suo cinema continua a essere fortemente “pesante” (non è necessariamente un difetto), tutto risulta sempre molto calcolato e scritto, simbolismi e metafore sono predilette, il desiderio di sconfinare nella commedia, nella farsa rimane irrefrenabile e l’ossessione senile per il femminile rischia di mangiarsi un po’ tutti gli argomenti, non pochi e nemmeno deboli. Molti sembrano pensare a qualche riferimento a Mattarella (e probabilmente anche lo stesso regista ne è consapevole, pur senza privilegiare nulla di preciso), perché Mariano De Santis è il presidente della Repubblica, il cui mandato sta per scadere. Ha due figli: il maschio è andato a Montreal, la femmina è in pratica la sua collaboratrice più fidata, giurista come il padre. Cattolico osservante da buon democristiano (la figlia si chiama Dorotea, è Anna Ferzetti), è un uomo solo (la moglie è morta), piuttosto grigio (è soprannominato Cemento armato), anche nel vestire (occhio alla battuta su Jep Gambardella), turbato da un grande dilemma (con chi, 40 anni prima, la consorte lo tradì?), vive nel dubbio ed è incerto su ogni decisione (ora ha due grazie e soprattutto la legge sull’eutanasia sul tavolo). Ne è interprete Toni Servillo, calcolatore al millesimo di ogni passo, ogni gesto, ogni alzata di sopracciglio (premiato con la Coppa Volpi): lo vediamo all’aurora (come il nome della moglie scomparsa) nella solitudine di una Roma dormiente, dall’alto del Quirinale, mentre porta a spasso il peso ingombrante del Potere. Parla di questo “La grazia”? Sì, ma non troppo, non siamo dalle parti esistenziali del Papa di Moretti e nemmeno nelle dinamiche mefistofeliche di “Il divo”, che resta il film migliore del regista napoletano. Parla di questa Italia e di questo momento politico? Sì, ma in modo sfumato, a tratti per metafore (la scia tricolore iniziale in cielo delle Frecce che si sfalda prima di dissolversi del tutto resta la migliore). Piuttosto è la storia intima, personale di un uomo isolato che non vuole confondere il diritto e i suoi codici con la realtà e la verità, che sente il peso degli anni e di una........