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Hylnur Pálmason: il cinema che rimane Accordarsi per la vita: Tuner è piacevole

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Di Hylnur Pálmason, regista islandese poco più che quarantenne, si cominciò a parlare da noi nel 2019, quando vinse il Torino Film Festival, all’epoca ancora   un appuntamento ricco di sorprese e di scoperte, con il film “A white, white day”, poi uscito in Italia con l’immancabile aggiunta “Segreti nella nebbia”, dove un poliziotto è costretto a indagare sulla lealtà della propria moglie, dopo che questa era morta in un incidente stradale. Se ne apprezzò la capacità di inoltrarsi nella storia, elevando sospetti, supposizioni e rancori in un’atmosfera di crescente tensione, in un modo personale. Il successivo “Godland – Nella terra di Dio”, visto a Cannes 2022, riproponeva le conflittualità personali e familiari in una dimensione sociale, politica e religiosa, con un prete luterano inviato in Islanda dal Regno di Danimarca (di cui l’isola faceva parte a quel tempo) per costruire una nuova parrocchia. Se ne apprezzò l’ardita messa in scena, in mezzo a........

© Il Gazzettino