Cannes 79, giorno 12. Rivince Mungiu troppi doppioni, gravi dimenticanze

Il rumeno Cristian Mungiu vince la Palma d’oro, che è la sua seconda, come è accaduto a pochi colleghi negli anni, qualche volta anche a registi mediocri con Bille August. Almeno Mungiu è un regista di spessore. E dopo “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni”, che vinse nel 2007, quasi vent’anni dopo ecco il bis con “Fjord”, girato in Norvegia, fuori dai suoi territori quindi, un film al solito rigoroso e tosto, capace di scardinare tutte le contraddizioni di due sistemi (Norvegia/Romania), diversi per politica, morale e anche religione, entrambi a loro modo assai rigidi. Un premio che va a un film bello, ma non il migliore di Mungiu, che parla del tema attualissimo dell’integrazione. Il russo dissidente Andrej Zvjagincev, anti putiniano, si porta a casa il Gran Prix con il suo “Minotaur”, un gelido, autoriale thriller dove il Potere e il denaro fanno la differenza. Un altro premio di grande attualità, dove mentre i soldati russi partono per il........

© Il Gazzettino