Giovinezza, giovinezza. Le truppe di Marina Berlusconi, le vecchie nuove leve di Forza Italia
A spingere per le dimissioni di Gasparri è stata la figlia del Cavaliere che chiede facce nuove nel partito. Ma lei stessa è la presidente di una holding che gestisce televisioni dove il concetto di novità viene applicato con una parsimonia che rasenta la virtù cardinale
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Lotito avvia una raccolta firme per sostituire Gasparri come capogruppo di Forza Italia al Senato
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In Italia la giovinezza è un valore eterno, il che è già di per sé una contraddizione degna di nota. L’ultima conferma viene da Forza Italia, che ha deciso di rinnovarsi su invito di Marina Berlusconi. A tradurre ieri in pratica il giudizio estetico della figlia del Cavaliere è stato Claudio Lotito, sessantotto anni, proprietario della Lazio, parlamentare noto ai colleghi per la vivacità con cui ha animato i lavori d’Aula, almeno nei momenti in cui non si appisolava. Lotito ha raccolto le firme di quattordici senatori per rimuovere Maurizio Gasparri dalla presidenza del gruppo: troppo vecchio, troppo consumato, da troppo tempo lì. Il sostituto è Stefania Craxi, classe 1960, figlia di Bettino, in politica dal 2006. Lei prende il posto di Gasparri, e diventa capogruppo. Gasparri prende il posto di lei, e diventa presidente della commissione Esteri. La ventata di novità è percepibile.
L’Italia, si sa, ha con il novismo un rapporto che i clinici chiamerebbero collusivo. Tutto cominciò con una canzone dal seguito oceanico che non prometteva libertà né prosperità ma giovinezza, e giovinezza dava. Da allora il ritornello non si è mai fermato. Renzi lo riscoprì a Firenze, ci costruì sopra una carriera a Roma, e invecchiò anche lui, come fanno tutti, rottamatori compresi. Il talento, del resto, non dipende dall’età ma dalla persona. Longanesi diceva che giovani non si nasce ma si diventa, e Croce sosteneva che l’unico dovere del giovane è invecchiare.
Marina Berlusconi probabilmente li ha letti entrambi, Longanesi e Croce, ma ha tratto conseguenze selettive. E infatti una mente maliziosa potrebbe osservare che la stessa Marina, che chiede facce nuove in Forza Italia, è la presidente di una holding che gestisce televisioni nelle quali il concetto di novità viene applicato con una parsimonia che rasenta la virtù cardinale. “La Ruota della Fortuna” è tornata in onda con il medesimo scricchiolio di sempre: fu inventata in un’epoca in cui la televisione commerciale era essa stessa una novità, il che le conferisce lo status di reperto. Gerry Scotti sorride dagli schermi Mediaset da quarant’anni con l’imperturbabilità dei grandi monumenti e delle catene montuose. Maria De Filippi presidia da tempo immemore la prima serata con la sicurezza di chi sa che nessuno la sposterà. A riprova che non tutto ciò che è buono è nuovo, e che non tutto ciò che è nuovo è buono, e che in fondo la gente vuole vedere le stesse cose di ieri purché talvolta le si chiami con un nome diverso.
Sicché, alla fine, viene il sospetto che la famosa “giovinezza”, in Italia – a proposito del “giovane” Lotito che affonda il “vecchio” Gasparri – altro non sia che una patacca. Un po’ come la “Seconda Repubblica”, che non è meglio della Prima, o come la “società civile”, che ha portato al grillismo. D’altra parte la passione è trasversale, perché la patacca è – per definizione – trasversale. Anche a sinistra. Metti davanti una ragazza con le sneakers bianche di nome Elly e la piazzi sulle spalle di Dario Franceschini, che è lì da prima che le sneakers bianche esistessero. Il risultato è moderno in facciata e solido nelle fondamenta, come certi palazzi romani. Quanto al federatore nuovo, ovvero la figura fresca e inedita attorno a cui ricostruire il campo largo dopo la vittoria al referendum “dei giovani”, il nome uscito ieri sui giornali con maggiore insistenza era quello di Rosy Bindi. Giovinezza, giovinezza. Appunto.
Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.
Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.
