Picierno: "Sulle primarie Schlein non insegua Conte". I riformisti (per il No?) "Non arriveranno tempi migliori" |
“Il capo M5s ha la smani di tornare a Palazzo Chigi. Gli attacchi? Dai Giovani dem gogna contro di me. Poi qualcuno passa a raccogliere il risultato. So come funziona". La vittoria del No? "Destra non credibile. Ma a sinistra c'è una tendenza conservatrice". dice la vicepresidente del Parlamento europeo che "per il momento" resta nel Pd
Schlein: "Pronti alle elezioni in qualsiasi momento. Legge elettorale? Un antipasto del premierato"
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Pina Picierno, “per il momento”, si dice tranquilla. Nonostante gli attacchi, gli insulti di una parte degli elettori dem (o presunti tali), che le rimproverano di aver votato Sì. Nonostante “le epurazioni richieste dai Giovani democratici. So come funziona questa piccola gogna”. Manda messaggi a Elly Schlein. “Nella costruzione dell’alternativa il Pd faccia valere la sua cultura di governo”. Ma anche ai riformisti. “Se pensiamo di acquattarci aspettando tempi migliori, non arriveranno”. Le primarie? “E’ ancora presto per parlarne”. Prima di tutto però c’è stato il referendum: la vicepresidente del Parlamento europeo ha tenuto fede alle sue convinzioni, schierandosi dall’altra parte rispetto ai dem. Ha vinto il No, un segnale chiaro al governo. “E’ difficile essere credibili quando sostieni il populismo manettaro e insieme una riforma garantista”.
Ripartiamo da qui, dalla netta vittoria del No. “I fattori che hanno portato all’esito referendario sono molteplici”. Picierno ne indica tre in particolare. “Il primo è una tendenza conservatrice e antipolitica che ha scavato nel profondo e che condiziona anche buona parte della sinistra. Il secondo è un diffuso sentimento di avversità al governo, specie al sud, che si è espresso grazie alla politicizzazione a cui è stato consegnato il referendum”. Il terzo, anche dal punto di vista di chi ha perso, è incoraggiante. “E’ molto positivo, un rinnovato protagonismo del voto giovanile”. La vicepresidente dem del Parlamento europeo poi aggiunge: “I primi due fattori portano il segno del fallimento di una politica impantanata dal '94 e incapace di indicare percorsi di riforme condivisi ed efficaci. Dalla destra c’è poco da aspettarsi. Il problema, per sua natura, riguarda in particolare la sinistra”. Ci spieghi meglio: “Abbiamo il compito di offrire risposte, quando il protagonismo giovanile non incrocia un cambiamento concreto si riducono gli spazi di partecipazione e aumentano vistosamente sentimenti di frustrazione e risentimento”.
Gli scivoloni di Nordio, certe uscite di Meloni sui giudici. E poi Delmastro, Bartolozzi: passano anche (forse soprattutto) da qui le responsabilità della sconfitta del Sì. Ora anche la premier ne paga il conto. Avrebbe dovuto mandarli via prima? “Non avrebbe dovuto proprio promuoverli, questa è la verità”, risponde Picierno. E aggiunge: “Meloni non ha risolto il grande tema della destra italiana, la cultura liberale e liberista della propria classe dirigente. Anzi, l’ha aggravato. Anziché promuovere riflessioni sui 250 anni della ‘Ricchezza delle nazioni’ di Adam Smith, parlano di Pucci e Sanremo. Capisco le esigenze di propaganda ma risulta difficile essere credibili quando sostieni bulimia delle pene e populismo manettaro e, insieme, una riforma garantista”.
Veniamo al Pd e alla sua battaglia. Sostanzialmente tra gli eletti dem, dove pure sensibilità affini alla riforma non mancavano, alla fine si è esposta solo lei. La gran parte dei riformisti si è schierata per il No. Perché? Anche i suoi “compagni di viaggio” l’hanno lasciata sola? “Gran parte di queste scelte hanno riguardato un percorso parlamentare in cui la destra non ha lasciato nessuno spiraglio di condivisione”, premette Picierno. “Ma certo, va anche riconosciuto che oggi il riformismo italiano non gode di un buon colorito, è per lo più pallidino. E se continuiamo a confondere il riformismo con il moderatismo, rischiamo di veder scomparire l’uno e l’altro. Il mondo ci sta mettendo di fronte a mutamenti eccezionali. Destra e parte della sinistra stanno offrendo soluzioni non all’altezza. Se pensiamo di acquattarci aspettando tempi migliori, non arriveranno. Serve una novità politica”.
Il Campo largo adesso sembra lanciato. Nonostante le divergenze sulla politica estera – su Kyiv soprattutto – la strada è segnata: alleanza Pd-M5s. Crede anche lei sia inevitabile? “Innanzitutto, inviterei alla cautela. L’esperienza del governo della destra può entrare in crisi, in parte lo è già . E proprio per questo servono tre cose”. Quali? “Confidare nel ruolo del Quirinale, riprendere e rafforzare un ruolo più puntuale in Parlamento, aprire alla società italiana e alle sue inquietudini, specie a quelle non ristrette al proprio campo sociale e culturale. Se invece, come temo, la tendenza sarà opposta, accarezzare il risentimento e la torsione identitaria, non ne usciamo”. Intanto avanza l’opzione primarie. Anche Conte ora è disponibile. La candidata del Pd deve essere Schlein? E i dem come devono presentarsi a questo appuntamento? “Ritengo che sia presto per parlarne. Mi ha colpito molto che, a urne ancora aperte, Giuseppe Conte abbia già lanciato una sorta di Opa sulle primarie, provando a capitalizzare su di sé il risultato referendario”. Non è una novità. Il capo del M5s è sempre stato un alleato un po' sfuggente. “E' un messaggio sbagliato, che racconta una smania di tornare a Palazzo Chigi a qualsiasi costo”, dice allora Picierno. “Così come mi hanno sorpresa le lodi a Schlein per aver archiviato il periodo Letta–Draghi: una risposta implicita alla domanda sul ruolo dei riformisti e del riformismo nella coalizione e nel programma, proprio mentre l’agenda Draghi e Letta vengono prese a modello per cambiare e riformare l’Unione”.
Nell’ultima direzione dem, lei ha parlato di “clima irrespirabile”, di mancanza di pluralismo. Non è stata la sola a sollevare la questione. Qualcuno teme che potrebbe ripresentarsi, tanto più dopo il referendum e gli insulti. E' necessario un congresso o comunque un vero chiarimento, prima di questa lunga campagna elettorale? “Non è più il tempo di riflettere solo nel Pd o sul Pd, ma dell’alternativa. Se il Pd sarà in grado di condizionarne le scelte, in base al suo peso e alla sua cultura di governo, tanto meglio. Se a prevalere invece sarà l’ostinazione di Conte di tornare a Palazzo Chigi o la riedizione più allargata di un improbabile ritorno alle origini del M5s, ognuno trarrà le conseguenze”. Prima di salutarci Picierno manda un ultimo segnale al suo partito. “Ho letto sul Foglio le dichiarazioni di autorevoli esponenti della componente ‘Ztl e rivoluzione’ dei Giovani Democratici che chiedono epurazioni. Il populismo funziona così: piccole gogne, giovani che attaccano e poi qualcuno passa a raccogliere il risultato. Tuttavia – conclude la dem – dalle mie parti si dice: sono carta conosciuta”.