Laura di Messico e nuvole. Pausini è la regina di Sanremo 2026

Conduce il Festival dell'ambiguità e degli share bassi. Un ritratto e un'intervista impossibile alla diva romagnol-sudamericana 

La decrescita felice di Sanremo

La decrescita felice di Sanremo

Achille Lauro è il coraggio che mancava al Festival di Sanremo

Achille Lauro è il coraggio che mancava al Festival di Sanremo

La storia della serata delle cover di Sanremo

La storia della serata delle cover di Sanremo

Laura non c’e. O forse sì. Ma soprattutto, ci è o ci fa? Laura conduce Sanremo, il Sanremo dei morti e degli share bassi, e pare un po’ ingessata, dice tante parolacce e fa le sue solite gaffe che ce la fanno amare (col microfono, “prima me l’avete messo qua, poi me l’avete messo là”, poi “io non ce l’ho la farfallina” eccetera eccetera). Però risulta  un po’ costretta nel ruolo. Ma perché?  Dovrebbe essere la nostra Bad Bunny da Solarolo, nel grande Super Bowl italiano che è Sanremo, ma sembra più la pia Claudia Maria Rosaria Colacione (in arte Claudia Koll) dopo la conversione. 

Io mi trovo all’estero e non ho tempo di guardarmelo tutto (sì, lo so, è come Berlusconi quando diceva: “mi hanno detto dalle cucine che in tv c’è Santoro”). 

Sono a New York sotto la bufera di neve e guardo spezzoni di Laura che con le gaffe e le zeta tenta di salvare il festival tombale della Rai, il festival di Repupplica. Ma che ricordi però. Cinque anni fa sotto Natale andai a intervistarla, la Pausini, per la storia di copertina di una rivista. Mi avevano cercato, “vogliamo proprio te, per la tua penna”, che quando ti dicono così, quando vogliono proprio te  è sempre presagio di disastro. Non sapevano tra l’altro che ero fan. E come si può non essere fan di Laura, la zeta, yo la tengo como todas, il treno delle sette e i Grammy? Quindi avevo studiato tantissimo, tra le mille trattative col suo staff, con  l’indirizzo segreto rivelato solo all’ultimo, “ma c’è un tema di cui proprio non si può parlare”, insomma tipo intervista a Putin. Poi scoprii che Laura-Putin abitava all’Eur, in un villone, e lì la prima sorpresa perché io la facevo a Miami o Los Angeles. La seconda sorpresa era che, studiando, non trovavo nessuna sua intervista decente  negli anni. All’altezza del personaggio. Erano tutte piattissime, con risposte banali, non sembrava proprio lei. La terza sorpresa era che non si capiva se aveva vinto o no l’Oscar (quell’anno aveva fatto una canzone del film con Sophia Loren “The life Ahead”, ed era in nomination). Secondo alcuni articoli l’aveva vinto, secondo altri no. 

Comunque  ero partito per il villone, un villone   a due piani, un po’ spoglio, con dentro dei quadri tipo finti Andy Warhol e tre o quattro Smart parcheggiate fuori, insomma tra Sunset Boulevard e Roma Sud (non lontano del resto dai Totti). Davanti, superato uno stradone tipo losangelino, un grande centro commerciale.  Negli immensi saloni coi Warhol finti  risplendeva un colossale albero di Natale e troneggiavano renne giganti dalle corna dorate. Che accoglienza però! Tre o quattro persone di staff, il suo ufficio stampa, e infiniti vassoi di dolcetti e pizzette pronti per l’intervistatore. Lei aspettava su un soppalcone, e sembrava non desiderare altro che fare un’intervista con me! 

Mi raccontò tra le renne giganti dalle corna dorate che amava andare a fare shopping nei centri commerciali, travestita, con una parrucca in testa, per non essere braccata dai fan; che però le cassiere la  riconoscevano dalla zeta, cazzo, mi parlò dei mall di Miami che amava, cazzo. Diceva molti cazzo e la si ama anche per quello. Era venuta a stare lì col marito, nella stramba villa da fuorisede, per il Covid, e le piaceva Roma da quella prospettiva, dopo una vita nomade, fin dal primo Sanremo, con le infinite tournée. 

Il progetto segreto di cui non si poteva assolutamente parlare, e a cui ci si riferiva come al “progetto” e alla “cosa”, era il docufilm “Laura Pausini: piacere di conoscerti” che sarebbe poi uscito nel ‘22 su Prime Video e raccontava una doppia Laura, la star che era diventata e la persona che sarebbe stata se fosse rimasta a Solarolo. Ma appunto non se ne poteva parlare. Mi raccontò invece del padre, anzi il babbo, quello che l’aveva creata, e ora la seguiva ovunque, il padre anzi il babbo che faceva il cantante di........

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