Lettere dal Boom: i Fab Four che fecero grande il romanzo latino americano |
Quattro scrittori che nella stessa epoca dei Beatles cambiarono la storia della letteratura. Nel libro "Il Boom americano" il loro sodalizio umano e intellettuale viene raccontanto con un carteggio di 207 lettere, cartoline e telegrammi che gli autori si sono scambiati, insieme a saggi, interviste e documenti
Erano quattro amici, venivano da un’area che non era proprio il centro del mondo in quell’epoca, ma negli anni Sessanta esplosero in un fenomeno che li rese ricchi e famosi e cambiò la cultura del pianeta. All’insegna della B. Un fenomeno talmente clamoroso che avvenne addirittura due volte in contemporanea. B come Beatles: erano infatti quattro i ragazzotti di Liverpool che, in un’Inghilterra un tempo guida del mondo ma dopo la perdita dell’Impero apparentemente condannata alla marginalizzazione, riuscirono a inserire la loro musica tra la tradizione europea e le nuove mode boogie woogie, rock e twist provenienti dagli Stati Uniti. Diedero forma al pop dei loro tempi in un modo che continua a influenzare tutti. John Lennon classe 1940, Ringo Starr classe 1940, Paul McCartney classe 1942 e George Harrison classe 1943. Ma B anche come Boom: erano quattro pure gli scrittori latinoamericani che nella stessa epoca cambiarono la storia della letteratura. L’argentino Julio Cortázar, classe 1914; il colombiano Gabriel García Márquez, classe 1927; il messicano Carlos Fuentes, classe 1927; il peruviano Mario Vargas Llosa, classe 1936. Ebbero successo nell’epoca dei Beatles, e il modo in cui resero centrale la letteratura latinoamericana fu consacrato come “Boom” dal cileno José Donoso, autore del 1972 di una Historia personal del Boom, e indicato spesso come “il quinto Beatle del Boom”. Il loro sodalizio umano e intellettuale è raccontato in un carteggio di 207 lettere, cartoline, telegrammi che gli autori si sono scambiati, pubblicato in spagnolo nel 2023, con un’appendice di saggi, interviste e documenti, dal titolo Las cartas del Boom, e la cui edizione italiana è uscita ora per Oscar Mondadori (Il Boom latinoamericano, Lettere 1965-1975).
Pachanga de compadres è intitolata la prima sezione, che riunisce il carteggio da fine anni Cinquanta a inizio anni Settanta. La pachanga è un ritmo musicale cubano che si balla spesso tra compari, e l’immagine viene usata da García Márquez e Fuentes per celebrare in anticipo il Premio Rómulo Gallegos dato a Vargas Llosa. Ma lo stesso Gabo avrebbe comparato Cent’anni di solitudine a un vallenato, tipico ritmo colombiano un po’ assimilabile al nostro liscio, e poi L’amore ai tempi del colera a un bolero. Fin de fiesta, la seconda parte, è con testi fino al 2012. Tra questi c’è un articolo di García Márquez per El País dopo l’assassinio di John Lennon, in cui effettivamente il richiamo ai Beatles è potente: “L’unica nostalgia condivisa con i propri figli sono le canzoni dei Beatles”, scrive. “Non dimenticherò mai quel giorno memorabile del 1963, in Messico, quando ascoltai per la prima volta consapevolmente una canzone dei Beatles. Da allora in poi, scoprii che l’universo ne era contaminato”. Ricorda anche “la vecchia argomentazione secondo cui i migliori musicisti sono quelli i cui nomi iniziano con la seconda lettera dell’alfabeto: Bach, Beethoven, Brahms e Bartók. Qualcun altro ripeté la solita vecchia sciocchezza: che Bozart dovesse essere incluso”. Appunto, la stessa B di Boom…Ma quattro sono stati pure i curatori: i peruviani Carlos Aguirre e Augusto Wong Campos, il messicano Javier Munguía e il britannico Gerald Martin. Quest’ultimo è già autore di una biografia monumentale e definitiva di Gabriel García Márquez, a cui ne sta aggiungendo un’altra, in fase di compimento, su Mario Vargas Llosa. Alla Princeton University erano conservate due scatole di carta marrone: la prima con la corrispondenza dello stesso Vargas Llosa, la seconda con quella di Fuentes, e in entrambe anche le lettere inviate da Cortázar e García Márquez. Quando il testo........