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La soffitta dei simboli inutili

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09.09.2019

“Restano sparsi

disordinatamente

i vuoti a perdere mentali

abbandonati dalla gente”

(Edoardo Bennato, “Feste di piazza”)

Che fine fanno, dopo la sfilata, i carri del Carnevale di Viareggio? Spariscono come l’ultima risata, o finiscono accatastati in qualche magazzino di robivecchi, buoni per il trovarobe? E che fine fanno i mostri, quando ci si sveglia dagli incubi? Svaniscono o restavano lì, in qualche armadio? Domande ingenue, le domande dei bambini davanti allo spettacolo che svanisce, allo spavento che si dissolve. Rimangono lì, guardano uno spettacolo che non c’è più ma che gli sembra di vedere ancora: troppo reale per non essere stato vero. Ma domande non poi così infantili, o infrequenti, se in tanti se le sono fatte, continuando a credere di vedere quel che non c’era più e ad ammonire su uno sgomento ormai fuori luogo. Senza vedere il gran cambio di macchine di scena in corso. Puff. Nel momento della massima minaccia del mostro Rousseau, il mostro Rousseau l’hanno portato alla discarica dei simboli politici divenuti inutili.

Pensosi e/o sgomenti dai tweet di De Bortoli in giù: “#Rousseau, uno dei giorni più bui della nostra democrazia rappresentativa”

Pensosi e indignati e/o sgomenti sono rimasti in tanti, con il naso all’insù. Ad additare la sudditanza della Repubblica a Rousseau, nel mentre che la Repubblica si riprendeva invece il suo posto. Dai tweet di Ferruccio de Bortoli in giù, “#Rousseau, uno dei giorni più bui della nostra democrazia rappresentativa”, fino a Francesco “di’ qualcosa di destra” Storace: “La democrazia italiana nelle mani della piattaforma #Rousseau. Decide #Casaleggio senza alcuna trasparenza se il governo deve partire o no. Ora #Mattarella potrà nominare i ministri”. Ma anche quelli bravi, quelli seri, come Mara Carfagna: “Ah, quindi il Conte-bis non sarà legittimato dalle Camere, ma dalla piattaforma #Rousseau? Eppure non mi pare che i Padri Costituenti, nella loro saggezza e nel ruolo di rappresentanti del popolo italiano, avessero previsto di inserire la Casaleggio Associati in Costituzione”. Stare appesi a Rousseau, l’umiliazione Rousseau. Non hanno tutti i torti, teorici, ci mancherebbe. Hanno ammonito con argomenti di prim’ordine anche i costituzionalisti, il presidente emerito della Consulta Giovanni Maria Flick, “non è incostituzionale in sé, ma mi sembra contro lo spirito della Carta far diventare la piattaforma Rousseau, o un’altra simile, uno strumento per l’esercizio della sovranità”, o Cesare Mirabelli: “Il presidente incaricato, sulla base del voto di un numero ristretto di persone, sia pure iscritte al partito M5s, si ritira e restituisce il mandato nelle mani del presidente della Repubblica? Non è quanto stabilisce la Costituzione”. Ma intanto, si perdevano lo spettacolo vero. Forse perché un dio acceca coloro che vuol perdere. Non che li faccia diventar matti (amentat), questo no, e neppure ciechi ciechi. Diciamo che, quando vuole, li rende un po’ strabici, o daltonici. Insomma sbagliano l’inquadratura. Come Woody Allen in Hollywood........

© Il Foglio