Biennale e zdanovismo |
Secondo la legge, la Fondazione Biennale è autonoma, non soggetta a imposizioni politiche del governo. Nel caso cambiasse direzione sotto pressione politica, come definiremo il fatto, se non come politica culturale decisa dall’esecutivo?
Appello da un ex burocomunista, non si zittisca l'arte a Venezia, neppure quella dittatoriale
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Il sentimento antinazionale della Biennale di Venezia
Il sentimento antinazionale della Biennale di Venezia
Stando al dl 29 gennaio 1998, n. 19 “Trasformazione dell’ente pubblico ‘La Biennale di Venezia’ in persona giuridica privata denominata ‘Società di cultura La Biennale di Venezia’”, la Fondazione Biennale è autonoma, non soggetta a imposizioni politiche del governo (tantomeno di quello europeo). Non è molto chiaro il senso del ragionamento del presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone quando dice, del caso padiglione russo, che “a un certo punto c’è l’interesse nazionale e avere la condanna di 22 ministri dell’Unione europea e la sanzione dell’Ue è un danno d’immagine che va oltre l’autonomia culturale delle istituzioni”. E che “non è più una questione culturale ma di geopolitica”. Il ministro Alessandro Giuli ha chiesto alla rappresentante del Mic nel cda della Biennale, Tamara Gregoretti, di rimettere il mandato. E’ in suo potere, mentre non può chiedere la revoca del mandato del presidente, ma è una mossa che mette molta pressione sul cda. Nel caso la Biennale cambiasse direzione sotto pressione politica, come definiremo il fatto, se non come politica culturale decisa dall’esecutivo? Una pratica che nel 900 ha avuto due nomi: Minculpop, o zdanovismo.
"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede. E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"
"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.
E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"