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Un maestro ucciso per sbaglio e la verità storica porosa come un confine calpestato

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30.11.2019

Le storie del Novecento sono ricche di equivoci, di confusione, di nebbia. Trascolorano in leggenda anche quelle più realistiche, documentabili, le cosiddette storie vere. Sono dunque una manna per scrittori come Adriano Sofri, un tipo di osservatore che scioglie nodi e ha una rispettosa, asciutta curiosità per il destino, inteso come grumo di rimandi e concomitanze, una “cospirazione delle coincidenze” che ci anticipa o insegue tutti, chi più chi meno. Il libro suo dell’anno scorso, ora pubblicato in tedesco da Wagenbach, era il racconto di “una variazione di Kafka”, lo scambio dei fanali con le luci di un tram riflesse nel soffitto della camera della Metamorfosi, una metamorfosi nella metamorfosi, una faccenda strana e anche magica originata dallo stupore per una traduzione inspiegabile e sfociata nella scoperta di una probabile riscrittura, la variazione, dell’Autore praghese. E qui Sofri aveva tirato in ballo, tra altri incroci, lo sghembo comportamento di un Borges a proposito di una versione del racconto a lui falsamente attribuita, uno scambio di versioni o di firme. Il suo libro Sellerio di quest’anno è una variante dell’Italia fascista tra Piazza Armerina e un borgo della Carniola (ieri Italia, oggi Slovenia), Verpogliano-Vrhpolje: lo scambio di persona tra un insegnante ucciso dai partigiani irredentisti sloveni perché presunto Caino, il martire fascista del titolo, e suo fratello, presunto Abele, l’altro maestro che “fu subito allontanato dall’insegnamento”. Qui avrebbe potuto tirare in ballo Pirandello, ma non era il caso.

“All’inizio dell’anno scolastico 1930-1931, il........

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