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La società aperta, antidoto contro i razzismi

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17.07.2019

Il grido “morte agli ebrei” del tempo delle Sturmabteilung (Sa) sotto certi profili non è così diverso dalla caccia agli zingari o dalla chiusura dei porti ai naufraghi o dalle sassate di ragazzi contro i lavoratori immigrati nel Foggiano. E non è così diverso dagli insulti di Trump contro le deputate di origini africane, il pogrom mentale dell’uomo che si vanta di aver trasferito a Gerusalemme l’ambasciata del suo paese. A sua volta, la detestazione per gli ebrei israeliani di una delle deputate colpite, afroamericana e musulmana, fa parte della serie. Una serie lunga, complicata, irradiata con il suo buio, la sua assenza totale di luce, in tutto il mondo da secoli. E il tranquillo, ordinario sentimento di protezione contro lo straniero emanato dal Truce o dalla Le Pen, che lo manipolano compulsivamente e strumentalmente, sta nello stesso novero dei razzismi a vario titolo. Per quanta buona o cattiva sociologia del rancore sociale si possa elaborare, razzismo e xenofobia, distinti come sono e apparentati o apparentabili da scaltri demagoghi, sono parte ineludibile dell’idea nazionalista plurisecolare, sono l’energia di superficie del più sofisticato sovranismo dei nostri tempi. Ma – attenzione – questi tratti........

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