Com'è salire sul carro della perdente
Durissimo, ora che vince il No al referendum sulla giustizia e il tono bellaciaoista ridiventa quello di sempre, con Giuseppe Conte al posto di Longo e Boldrini e un’alternativa che non sembra prontissima
Fini: "Santanché rifletta serenamente e prenda atto che si deve dimettere"
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Santanchè si è dimessa. La frecciata a Meloni: "Fedina penale immacolata"
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Caro Andrea Orlando, il “no” contro Meloni sulla giustizia si capisce, essere ostaggi del M5s e dell'Anm no
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Vorrei tanto salire sul carro della perdente ma non so cosa mettermi. Dunque ricapitoliamo. L’Underdog vince le elezioni, non l’avevamo vista arrivare. La prima riforma è congedare il papà di sua figlia Ginevra, che ha un nome consono alla nazione (un’altra nazione ma fa lo stesso). Per evitare conflitti la sorella congeda il ministro della Sovranità alimentare. Due piccioni con una fava. Per il resto: europeismo ortodosso; politica dell’immigrazione legale impeccabile, lodata dalla gauche internazionale e dalla Commissione Ursula; bilancio a posto, spread in caduta libera, no liberalizzazioni e concorrenza (si facesse un referendum in merito il No vincerebbe a mani basse); amicizia con Zelensky, sanzioni e armi in difesa dell’Europa dall’aggressione di Putin; no antisionismo antisemita, il governo regge la botta della criminalità di Netanyahu e delle vaste moltitudini pro Pal, no riconoscimento dello stato palestinese cosiddetto; pontieri con l’America dell’abominevole Trump, e che altro sennò?; una riforma della giustizia con i baffi, con i fiocchi, con lo spritz, non vendicativa, liberalgarantista. Inoltre uno slittamento sobrio verso un riconoscimento non posticcio e non strumentale del carattere antifascista della cultura repubblicana in Italia. Egemonia culturale totale, come argomenta il bravissimo Andrea Minuz: a Buttafuoco, erede di Eco, la Bustina di Minerva di una Biennale della tregua multiculti e multiputin, a Giuli, che pubblica subito un libro ideologico su Gramsci, letto in lingua originale, la rappresentanza del dissenso. Più di così?
Eppure vince il No, arrivano le dimissioni, le Grandi Purghe, l’economia arranca appresso ai mullah nello Stretto di Hormuz, la gente sembra sfastidiata, in particolare i calabresi e i napoletani, no-votanti che osservano un rigoroso canone di giustizia e ci tengono al codice di procedura penale dei pm, tutto il castello costruito sul carro traballa e non si sa cosa pensare, a voler riconoscere il miracolo politico della destra che si fa centro e sinistra, che molla le radici senza parere, che è lontana da Orbán, speriamo prossimo agnello di questa Pasqua che si preannuncia anche un po’ felice, che è vicina a Merz e ai popolari tedeschi, che non si comporta in modo strafottente e menefreghista, o jemenfoutiste, sceglie invece lo stile compassato del valdese Malan e di Bignami, quando non si traveste da SS. Sembrava arrivato il momento della fine per la guerra civile iniziatasi nel settembre del 1943, e invece no, vince il No e il tono bellaciaoista ridiventa quello di sempre, con Giuseppe Conte al posto di Longo e Boldrini e un’alternativa che non sembra prontissima. Durissimo in queste condizioni salire sul carro della perdente. Condannata a galleggiare, si dice, in attesa del verdetto finale tra un anno sulla scia della grande festa giustizialista, alla quale l’elettorato di destra, forcaiolo da sempre, deve aver partecipato con un gusto tutto particolare, specie nel Mezzogiorno. Ci si proverà, naturalmente, sperando che, se non risorse (pare scarseggino) abbiano idee e motivazioni sufficienti per tenersi saldi al timone di un paese pazzo, mentre il campo largo fa le primarie.
Giuliano Ferrara Fondatore
"Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
"Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
