La riforma della giustizia è un rilancio del garantismo, anche se lascia alcune questioni aperte. Un'analisi
Confesso che voterò sì perché ritengo che la riforma Nordio, pur con i suoi aspetti discutibili, serva appunto a smuovere le acque, a creare movimento a fronte di un immobilismo conservatore, insomma a promuovere cambiamenti seppure non esenti da qualche rischio
Ceccanti: "Bene l'attivismo di Meloni sul Sì al referendum. Ma non si deve estremizzare il dibattito"
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“Le correnti hanno ignorato il monito di Mattarella”. Parla Andrea Mirenda (Csm)
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Sisto: "La riforma Nordio ridurrà gli errori giudiziari. L'Anm e Melillo terrorizzano gli elettori"
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Provo a fare considerazioni “non bellicose” sul prossimo referendum. Purtroppo, la campagna referendaria ha assunto sempre più, per livello di conflittualità e coinvolgimento emotivo, le sembianze di una sorta di guerra di religione. In un tale clima bellico, il referendum rischia in effetti di diventare un pretesto per una resa dei conti tra i due fronti che si combattono, motivata – secondo l’interpretazione più sospettosa e pessimista – dall’intento della attuale maggioranza di governo di affermare anche simbolicamente un potere di supremazia sulla magistratura e dalla opposta preoccupazione di quest’ultima sia di non rinunciare al forte ruolo politico acquisito in varie direzioni, sia di poter continuare a esercitare un prevenuto e occhiuto cosiddetto controllo di legalità (e financo di moralità) sull’agire del ceto politico. Se fosse davvero così, ci troveremmo di fronte a due autoritarismi che si scontrano, egualmente inconciliabili con un corretto modo di intendere la democrazia costituzionale.
Passando agi aspetti di merito specifici, parto da una premessa: non esiste modello di disciplina dei ruoli magistratuali che non presenti pro e contro. La problematicità politica, prima che tecnica, della questione è confermata dal fatto che su di essa si dibatte, con diversità di orientamenti, sin dal secondo Ottocento. Già allora tra i temi più controversi vi era quello del pubblico ministero. Basta rileggere, ad esempio, i rilievi che Francesco Carrara – grande studioso protagonista del liberalismo penale ottocentesco – dedicava alla figura del magistrato d’accusa, paventando che una marcata........
